Premio Fogazzaro 2015: micro-scritti corsari di Anna Rita Foschini

Nei precedenti articoli relativi aPremio Antonio Fogazzaro (recentemente concluso: la premiazione si terrà sabato 5 settembre alle ore 16.00, presso Villa Gallia in via Borgo Vico 148, Como) abbiamo accennato alla sezione del concorso intitolata “Microletteratura e social network” (dal bando: “Per ricordare e rileggere Pasolini, uno dei grandi protagonisti della cultura del Novecento italiano, poeta, narratore, regista, saggista e polemista, il Premio Antonio Fogazzaro lancia la nuova iniziativa di microletteratura e Social Network ispirandosi a uno dei suoi titoli più famosi, Scritti corsari, una raccolta di articoli pubblicati tra il 1972 e il ’75 su vari giornali… ).

Autorizzati dall’autrice Anna Rita Foschini (http://annaritafoschini.blogspot.it/p/home-page.html), pubblichiamo una selezione dei componimenti da lei prodotti in seno a questa iniziativa. Per lei, molti titoli delle opere di Pier Paolo Pasolini sono stati un’occasione creativa…

La redazione di i-libri.com

Nella foto di Francesca Visetti: Valsolda, S. Mamete

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SCRITTI CORSARI – DIARIO DI BORDO DI UNA VITA CORSARA

1.
Barca senza nocchiere, navigo a vista nel mare periglioso della vita. Ho smarrito la rotta, non ho un porto ove riparare e ho smesso perfino di cercarlo. Troppo spesso ho ceduto all’ingannevole lusinga delle sirene e mi sono schiantata sulla scogliera. Troppe volte, aggrappata a un relitto, ho lottato per non scomparire tra i flutti e ho fatto naufragio su lidi foresti e inospitali. Senza bussola né sestante, le vele sbrindellate da mille tempeste, sfido il vento impetuoso dei miei ossessi. Dritta a poppa, senza mai guardare indietro, reggo saldamente la barra del timone con la rabbia del sopravvissuto; mi affido alle stelle nelle notti serene, confido nell’istinto quando le tenebre avviluppano la coscienza. Questa vita corsara mi ha depredato l’anima e ha preso in ostaggio il mio cuore. Ho pagato un riscatto enorme: la gioventù, le speranze, l’amore. Mi sono affrancata dalle catene del perbenismo e dell’ipocrisia al prezzo di una solitudine profonda come gli abissi. Non ho rimpianti: nella stiva della mia bagnarola serbo gelosamente un forziere con un tesoro inestimabile che nessuno potrà mai sottrarmi: la libertà.

(seguono altre nove tappe, omissis)

 ACCATTONE

– Un biglietto per Prato.
Sorrido all’energica vecchietta dal piglio garibaldino: – Ecco il biglietto, signora. Si ricordi di conva­lidarlo.
– Certo, pensa che sia rincoglionita?
Mi viene da ridere ma mi controllo: – Non mi permetterei mai. Sono otto euro.
– Otto euro? – sbarra gli occhi –  Si sbaglia: costa sette e cinquanta.
– Signora, forse è lei che si confonde. Le assicuro che sono otto euro.
– Allora perché il giornalaio della stazione di Prato me lo fa pagare sette e cinquanta?
– Forse non ha i prezzi aggiornati – ipotizzo, – oppure le dà un biglietto di chilometraggio inferiore…
– Balle! – m’interrompe, stizzita, e rovescia nel piatto girevole una cascata di centesimi.
Inizio pazientemente a contare: – … sette e cinquanta… mancano cinquanta centesimi.
– Dovrei pagare otto euro un biglietto che costa sette e cinquanta? Se lo scordi!
– D’accordo – sospiro rassegnata, – va bene così. Prenda il suo biglietto.
Lo afferra trionfante, mi lancia un’occhiata di rimprovero: – Voleva fregarmi cinquanta centesimi, eh? Voi Trenitalia siete degli accattoni!
“Noi Trenitalia” ci scompisciamo dalle risate.

RAGAZZI DI VITA

Alina ha undici anni ma ne dimostra molti di più. Un trucco osceno sul visetto da bambina, una ma­glietta attillata per evidenziare le forme ancora acerbe, sguardo di ghiaccio nei grandi occhi che hanno smesso di sorridere da troppo tempo.
Dovrebbe andare a scuola Alina, giocare con le bambole, sognare fate e principesse. Dovrebbe cor­rere nei prati, fare il bagno nel torrente, pedalare sulla bicicletta che qualcuno le ha regalato per il compleanno. La bicicletta, suo padre se l’è venduta il giorno dopo. La figlia, la vende da quando aveva sette anni. Per poche decine di euro, una bottiglia di whisky, una stecca di sigarette.
È bella Alina, glielo dicono tutti, glielo dicono da sempre. Forse è quella la sua colpa, forse è per quello che suo padre la punisce tenendola rinchiusa dentro la roulotte. È troppo bella e tanto, troppo cattiva. Oggi quell’uomo le ha fatto tanto male, e lei è stata cattiva…
I carabinieri la trovano così: rannicchiata in fondo alla roulotte, il coltello insanguinato ancora stret­to nella piccola mano. Negli occhi senza lacrime, uno sguardo senza età.

UNA VITA VIOLENTA

La tua pelle è nera per una casualità; l’anima, quella ci ha pensato la vita a sprofondarla nelle tene­bre. Hai imparato presto la legge della foresta: uccidi per non essere ucciso, corri più forte che puoi e non voltarti mai indietro.
Stai scappando fin da quando eri bambino: dalle guerre tribali, dall’esercito di liberazione che ha ar­mato la tua mano contro i tuoi stessi fratelli, dalla fame e dalle epidemie. Non ti sei fermato davanti a nulla, non hai avuto pietà di nessuno. Perché nessuno ne avrebbe avuta di te. La libertà è ad un passo, separata soltanto da una distesa d’acqua.
È nero il mare, stanotte. Nero come le facce dei disgraziati ammassati l’uno sopra l’altro sulla ba­gnarola fatiscente, nero come la tua coscienza.
Nell’oscurità, ti abbaglia il bianco degli occhi di un bambino. Stretto al petto della madre, non ha nemmeno la forza di piangere. Ti perdi per un attimo in quegli occhi, poi lo schianto contro uno scoglio. Mentre sprofondi nel nero degli abissi, speri che il piccolo si salvi. E quell’ultimo pensiero assolve la tua anima.

IL FIORE DELLE MILLE E UNA NOTTE

Mille e una notte i tuoi piedi leggiadri hanno battuto questo viale oscuro, orchidea nera della foresta pluviale.
Mille e una lacrima hanno versato ogni notte i tuoi grandi occhi dalle ciglia di farfalla; mille e una carezza hanno sfiorato la tua pelle creola, sotto lo sguardo indifferente della luna.
Mille e uno baci rubati alla corolla delle tue labbra, dalle bocche carnivore  di tutti quegli uomini che giuravano amore e non sapevano amare.
Mille volte mille più uno, i fremiti della tua anima soffocati dall’indifferenza, i sospiri e i ricordi, le speranze e le disillusioni.
E in ciascuna di quelle mille e una notti, bruna incantatrice, hai regalato il tuo corpo e il tuo cuore al primo passante frettoloso senza neppure guardarlo negli occhi, perché sapevi che quegli occhi erano uguali a mille altri occhi, e le parole gettate nel vento identiche a mille altre parole.
Mille e una notte hai vegliato in questo angolo oscuro del mondo, e mille e una notte passeranno ancora nell’attesa del nulla, nero fiore del peccato che sospiri all’insensibile luna.