Truman Capote (New Orleans, 30 settembre 1924 – Bel Air, Los Angeles, 25 agosto 1984) è stato una delle voci più riconoscibili della narrativa statunitense del secondo Novecento, diviso tra racconti, romanzi, reportage e testi di difficile classificazione. Si impone giovanissimo grazie alla qualità dei racconti, premiati nel 1946 con l’O. Henry Award per “Shut a Final Door”, e consolida la propria fama con il romanzo d’esordio Other Voices, Other Rooms (1948), subito letto come una dichiarazione di poetica e di identità.
Nel decennio successivo Capote alterna forme e registri diversi: la raccolta A Tree of Night and Other Stories (1949) e The Grass Harp (1951) proseguono l’esplorazione di motivi autobiografici, ambienti del Sud e figure eccentriche, mentre il libro di viaggi Local Color (1950) mette alla prova una scrittura più osservativa, attenta alla resa di luoghi e atmosfere. A metà anni Cinquanta sperimenta anche il resoconto giornalistico con The Muses Are Heard (1956), cronaca della tournée sovietica della compagnia di Porgy and Bess, dove la precisione del dettaglio convive con una marcata costruzione narrativa.
La sua immagine pubblica resta però legata soprattutto a due poli: da un lato la novella Breakfast at Tiffany’s (1958), con la figura di Holly Golightly e una New York sospesa tra leggerezza mondana e inquietudine; dall’altro In Cold Blood (1966 – leggi la nostra recensione di A sangue freddo), esito di una lunga inchiesta sul massacro della famiglia Clutter in Kansas, che Capote presenta come un “romanzo di non‑fiction”. In questo libro l’autore attinge a materiali di cronaca – interviste, documenti, sopralluoghi – per costruire una narrazione di impianto romanzesco, dichiarando l’intento di raggiungere una ricostruzione il più possibile oggettiva pur attraverso tecniche proprie della finzione.
Accanto a queste opere Capote pubblica testi brevi che intrecciano memoria personale e invenzione – come “A Christmas Memory” (1965) e “The Thanksgiving Visitor” (1968) – e continua a tornare al racconto e al saggio, fino alla raccolta Music for Chameleons (1980), che riunisce storie e pezzi non narrativi di diversa data. La sua prosa, spesso definita “preziosa” per la cura della frase e la ricerca della cadenza più esatta, evolve dall’intimismo gotico degli esordi verso un tono via via più brillante e apparentemente distaccato, senza perdere l’attenzione per le zone d’ombra dei personaggi. La combinazione di controllo formale, ironia sottile e sguardo partecipe fa sì che Capote venga percepito prima come enfant prodige, poi come figura centrale del dibattito sul rapporto tra realtà e finzione nella narrativa contemporanea.
Qui di seguito vi presentiamo le prime edizioni delle opere di Truman Capote, con particolare attenzione alle tirature originali, agli elementi di riconoscimento bibliografico e alle varianti di maggiore interesse per il collezionista e per lo studioso.
A Tree of Night and Other Stories

A Tree of Night and Other Stories (Random House, 1949 – prima edizione)
Seconda opera di Capote, prima raccolta di racconti: 8vo, 209 p., tela nera con titoli argento/giallo, taglio grigio-verde, “First Edition” al copyright. Sopracoperta fragile con foto Beaton al retro. Otto racconti tra cui “Miriam” e “Shut a Final Door” (O. Henry). Qui la nostra scheda prima edizione.
Breakfast at Tiffany’s

Truman Capote, Breakfast at Tiffany’s. A Short Novel and Three Stories, New York, Random House, 1958, octavo, 179 p., prezzo originale 3,50 $.
Prima edizione, prima tiratura: tela editoriale gialla con tassello nero al dorso e titoli in oro, taglio superiore grigio chiaro, dicitura “First Printing” alla pagina del copyright. Sopracoperta tipografica con prezzo 3,50 $ al risvolto anteriore e codice “10/58” in basso, spesso soggetta a forte scolorimento del dorso, fino a rendere talvolta poco leggibile il titolo. Qui la nostra scheda prima edizione.
Il volume comprende, oltre alla novella titolare, i racconti “House of Flowers”, “A Diamond Guitar” e “A Christmas Memory”.
Leggi la nostra recensione di Colazione da Tiffany.




