Primo Levi

Se questo è un uomo

Come leggere Primo Levi nel XXI secolo? Come affrontare gli scritti dell’autore di Se questo è un uomo abbracciando davvero la ricchezza della sua opera? Che Levi sia uno dei più grandi autori italiani del Novecento è cosa che trova ormai la critica concorde. Eppure, può ancora mancare al lettore che l’abbia incontrato in passato, magari negli anni della scuola, la consapevolezza di quanto tornare oggi a Primo Levi sia fruttuoso non solo per comprendere il passato, ma per inquadrare le dinamiche del presente. La collana monografica che Repubblica propone in edicola, curata dal Centro internazionale di studi Primo Levi di Torino in collaborazione con le edizioni Giulio Einaudi, si intitola, proprio con questo intento, Primo Levi: un’anima di grande capienza.

A coniare per lo scrittore torinese questa definizione fu un altro grande autore, l’americano Philip Roth, nella celebre intervista a Levi per la New York Review of Book; così Roth coglieva la peculiarità intellettuale del suo interlocutore, scrivendo di lui «c’è un’unica anima, di invidiabile capienza e priva di saldature; direi che non solo il sopravvissuto e lo scienziato sono inscindibili, ma lo sono anche lo scrittore e lo scienziato».

Come nota bene Domenico Scarpa, consulente del Centro Primo Levi, nel testo che accompagna i volumi della collana di Repubblica, «Roth si accorge che i trattini di quella definizione, testimone-chimico-scrittore, sono inutili e anzi sbagliati».

C’è un unico Primo Levi: giovane partigiano, ebreo internato ad Auschwitz, sopravvissuto allo sterminio, chimico nell’azienda Siva di Torino, ma anche appassionato e curioso cultore di etologia, linguistica, cosmologia. Per cominciare a leggerlo o a rileggerlo bisogna in ogni caso partire dal suo trittico dedicato all’esperienza del lager ma anche del ritorno al mondo dei “salvati” a cui non sentirà di appartenere mai più completamente.

Così le prime tre uscite della collana di Repubblica, riunite sotto il titolo Auschwitz: da lontano, da dentro, da fuori, si aprono con l’ultimo libro di Levi, il saggio I sommersi e i salvati, in cui, poco prima di morire nel 1987, lo scrittore tornava ad esplorare l’universo concentrazionario. In edicola dal 20 gennaio (a 8,90 euro oltre al prezzo del quotidiano) I sommersi e i salvati è considerato il suo testamento spirituale: una riflessione, intervallata da ricordi e racconti, per rievocare e analizzare a distanza di quarant’anni non solo la sua esperienza personale di vittima degli ingranaggi della macchina infernale del Terzo Reich, ma soprattutto il lager come emblema della deriva possibile di ogni sistema autoritario. È in quelle pagine che Levi conia il concetto della zona grigia, spostando il fuoco del microscopio dalla sua vicenda all’intero mondo che lo circondava: gli altri deportati ma anche i loro carcerieri.

Come si legge nella prefazione al volume, firmata da Tzvetan Todorov, Levi si riallaccia qui al suo primo libro, Se questo è un uomo, nell’«affermare la nostra comune umanità», con quella forza, che è insieme morale e letteraria, che gli consente «senza mai perder di vista la distinzione insormontabile fra Bene e Male», di «tener comunque conto di tutte le possibili sfumature». E se consideriamo questo libro, insieme a Todorov, come «una lunga arringa in favore della complessità, del rifiuto di accontentarsi di risposte facili» ci appare chiara la scelta di iniziare da qui la lettura dell’opera di Levi, e la necessità di riaffrontarla alla luce del tempo attuale.

Il 27 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria, Repubblica è in edicola con Se questo è un uomo, l’esordio di Levi, scritto nell’immediato dopoguerra; la più umana testimonianza della disumanità di Auschwitz-Birkenau, fu terminato nel 1947 e ricevette alcuni rifiuti prima di approdare dall’editore De Silva; soltanto negli anni il romanzo che Umberto Saba definirà «fatale», scritto per necessità ineludibile, acquisterà il posto che merita non solo nella memorialistica, ma nella letteratura tout court. Segue, il 3 febbraio, La tregua, in cui lo scrittore rievoca la liberazione del campo di sterminio e il suo dolente e rocambolesco viaggio verso casa. Seguiranno altri 12 volumi, a partire da Storie naturali, che fino a fine aprile ci permetteranno di ritrovare la sua voce.

La collana

Un’anima di grande capienza

Con i tre volumi I sommersi e i salvatiSe questo è un uomo e La tregua si apre la collana dal titolo Primo Levi: un’anima di grande capienza, in 15 uscite. L’opera è curata dal Centro internazionale di studi Primo Levi di Torino in collaborazione con Giulio Einaudi editore e uscirà in edicola a partire da sabato 20 gennaio (e per dodici settimane) a 8,90 euro oltre al prezzo del quotidiano, con La Repubblica.