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  • Anna Karenina

    Qual è il vero peccato di Anna, quello che non si può perdonare e che la fa consegnare alla vendetta divina? È la sua prorompente vitalità, che cogliamo in lei fin dal primo momento, da quando è appena scesa dal treno di Pietroburgo, il suo bisogno d’amore, che è anche inevitabilmente repressa sensualità; è questo il suo vero, imperdonabile peccato. Una scoperta allusione alla sotterranea presenza nel suo inconscio della propria colpevolezza è il sogno, minaccioso come un incubo che ritorna spesso nel sonno o nelle veglie angosciose, del vecchio contadino che rovista in un sacco borbottando, con l’erre moscia, certe sconnesse parole in francese: Il faut le battre le fer, le broyer, le pétrir […]. Il ferro che il vecchio contadino vuole battere, frantumare, lavorare, cioè distruggere, è la stessa vitalità, il desiderio sessuale, l’amore colpevole e scandaloso di Anna; e così essa lo sente e lo intende come la colpa che la condanna. Ed è l’immagine minacciosa di quel brutale contadino, conservatasi indelebilmente nella sua memoria, che le riappare davanti e la terrorizza alla vista di quell’altro vecchio contadino, un qualsiasi frenatore, che passa sul marciapiede sotto il suo finestrino curvandosi a controllare qualcosa; ed è quel vecchio a farle improvvisamente comprendere cosa deve fare: distruggere quella vitalità, e cioè distruggere se stessa per espiare la sua colpa.” (Dalla Postfazione di Gianlorenzo Pacini)

  • Guerra e pace

    Guerra e pace” narra le vicende russe tra il 1805, l’anno della prima sfortunata campagna russa contro Napoleone, e il 1812, l’anno dell’insorgenza popolare russa contro l’imperatore francese. Nel narrare il periodo napoleonico, Tolstoj dà forma alle vicende di due famiglie dell’alta nobiltà, i Bolkonskij e i Rostov, due famiglie ispirate da valori onesti e genuini, in contrapposizione al clan dei Kuragin, corrotti fino al midollo. In questo scenario Tolstoj delinea tre protagonisti principali, Natasa Rostova e altre due figure maschili di elevato profilo morale, Andrej Bolkonskij e Pierre Bezuchov.

  • Il Maestro e Margherita

    Descrizione

    Un miracolo che ognuno deve salutare con commozione”. Così Eugenio Montale accoglieva nel 1967 il romanzo postumo che consacrava di colpo Bulgakov, fino ad allora sconosciuto, tra i grandi scrittori russi del Novecento, e forniva un quadro indimenticabile della Russia di Stalin. Nella Mosca degli anni ’30 arriva Satana in persona e sotto le spoglie di un esperto di magia nera, accende una girandola di eventi tragicomici.

  • L’idiota

    Il principe Myskin, ultimo erede di una nobile famiglia decaduta, è “uno che cerca nell’intimo della sua coscienza le motivazioni essenziali del suo modo di essere”, mosso dalla candida fede nella fratellanza umana e dal proposito di fare il proprio dovere con onestà e sincerità. Tornato a Pietroburgo dopo un lungo soggiorno in Svizzera per curarsi dell’epilessia, viene travolto dalla vicenda di Nastas’ja Filippovna. Decide di chiederla in moglie per sottrarla ai suoi due contendenti: il violento Rogozin, che per un amore folle alza la propria offerta in denaro, e il segretario del generale Epancim, Ganja, che mira invece alla dote. Ma Nastas’ja, turbata dalla proposta, fugge con Rogozin, mentre del principe si innamora Aglaja, la figlia del generale.

  • La figlia del capitano

    Grinëv, nobile diciassettenne, è mandato a prestare servizio militare all’avamposto di Belogorsk sotto il comando del capitano Mironov, che ha una figlia deliziosa ­ Masa ­ di cui il giovane Grinëv si innamora, suscitando la furiosa gelosia di Svabrin, che lo sfiderà. L’intrigo amoroso è drammaticamente interrotto però dagli avvenimenti storici che travolgeranno il destino dei due contendenti e dell’intero reggimento. “La figlia del capitano” ha tutti gli ingredienti del romanzo storico, ispirato a Walter Scott e probabilmente anche a “I promessi sposi”, con cui condivide le vicende di “due giovani che faticano a sposarsi nei tumulti della Storia”, e fu anche l’ultima prova letteraria per un Puskin che di lì a poco sarebbe morto in duello.

  • Le notti bianche

    Il tema del “sognatore romantico”, dell’eroe solitario che trascorre i suoi giorni immerso nella dimensione del sogno, in un paradiso di illusioni, malinconicamente sofferente e lontano dall’incolore e consueta realtà dell’esistenza quotidiana, percorre come un filo d’Arianna questo racconto.

  • Lolita

    Dopo trentasei anni rileggo Lolita di Vladimir Nabokov, che ora Adelphi ripresenta… Trentasei anni sono moltissimi per un libro. Ma Lolita ha, come allora, un’abbagliante grandezza. Che respiro. Che forza romanzesca. Che potere verbale. Che scintillante alterigia. Che gioco sovrano. Come accade sempre ai grandi libri, Lolita si è spostato nel mio ricordo. Non mi ero accorto che possedesse una così straordinaria suggestione mitica. (Pietro Citati)

  • Vera

    Descrizione

    “Vera” è una storia su come si può impazzire d’amore, una storia che seguiamo con gli occhi del protagonista, consumato da una gelosia immotivata. Il romanzo descrive la vita di ogni giorno di Vera, sposata all’alcolizzato Nikolai che soffre di una gelosia patologica. L’autore descrive i sentimenti distruttivi resi ancora più forti dall’ alcol con realismo e brutalità. Ma dietro questa storia di gelosia e di una donna sottomessa emerge strisciante la critica al passato sovietico. Un romanzo che mostra una parte della società Russa di cui si parla raramente L’approfondimento psicologico di Vera, il suo stile, i flash allucinatori, i passaggi che descrivono gli stati mentali dei personaggi rendono “Vera” un romanzo che non si dimentica. Vera racconta di un universo allucinato popolato da pensieri ossessivi e uomini violenti e crudeli, mentre le loro compagne, dalla bellezza sconvolgente, sono donne gentili e votate al sacrificio. Un mondo i cui personaggi oscillano costantemente tra sogno e realtà, pazzia e lucidità. Mentre il libro si inserisce nella tradizione dei grandi romanzi russi, la scrittura sognante di Skorobogatov ha spinto la critica ad accostarlo a David Linch e Roman Polanski.