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  • Bestiario

    Pubblicato nel 1911, il Bestiario, o Il corteggio d’Orfeo, prima raccolta di poesie di Guillaume Apollinaire, si colloca in un felice punto d’intersezione tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, momento di forte crescita della poesia europea. Tratto distintivo della raccolta è quell’aggancio realistico che equilibra la continua tentazione verso il nonsense, quell’intrattenibile e abbagliante pienezza del sentimento che genera una straordinaria congiunzione tra la «fatuità » del Mallarmé minore e la gustosa sapienzialità terrestre dei bestiari medievali. Incredibilmente sospeso tra le sinuose eleganze dell’Art Nouveau e la solida concretezza delle scomposizioni cubiste, il poeta crea effetti stilistici unici, senza mai rinunciare a sfruttare gli spazi aperti della sua immaginazione formale, cassa di risonanza della sua malinconia, della sua vitalità, del suo male di vivere. Ricchissima di senso metrico e sonoro, fondata sul valore espressivo della parodia e del falsetto, la poesia di Apollinaire è proposta nell’attenta traduzione di Giovanni Raboni a cui fanno da indispensabile complemento le incisioni di Raoul Dufy, presenti già nell’edizione originale.

  • Canti di Pentecoste

    Descrizione

    Testamento spirituale del maggiore poeta finlandese. i “Canti di Pentecoste”, raccolta di ballate, leggende e miti, sono le tappe di un viaggio in un immaginario intimo e primitivo e un maestoso sforzo poetico di sintesi tra coscienza europea, tradizione balto-finnica e simbolo universale. Redatti in due tomi (1903 e 1916) ed ispirati alle “cerimonie liriche di Pentecoste” o helkajuhla di Ritvala, rito pagano della fertilità permeato da elementi del cristianesimo medioevale, i ventinove poemi sono riflessioni originali e profonde sulle questioni centrali del pensiero moderno: il superuomo e la volontà eroica di fronte alla morte, lo slancio faustiano e la magia come riscatto cosmico dell’io, l’identità nazionale, l’interpretazione romantica e la dimensione tragica, vero sigillo d’equilibrio tra forze apollinee e dionisiache.

  • Consigli di volo per bipedi pesanti

    Un inno alla leggerezza. E non a quella che fa rima con frivolezza, ma un invito a sgravarsi, a liberarsi dei troppi pesi che ci mettiamo addosso. Perché di insostenibile c’è soltanto l’affanno per voler essere diversi da ciò che si è. Poesie che hanno la forza di un’esortazione e sono agili come canzoni pop. Parlano dell’accettarsi, nel bene e (soprattutto) nel male. Dell’avere dubbi e sbagliare, nella vita come in amore. Questo libro è un elogio dell’imperfezione, dell’errore, dello sbaglio, parole per esseri imperfetti perché vivi. E dell’equivoco, dell’errore, dell’approssimazione, ci si veste con fierezza. Alessandra Racca si dimagrisce il passo per essere leggera al mondo e poggiarci sopra, camminando, l’essenziale: la luminosa trasparenza dell’imperfezione.

     

     

  • La logica del cuore

    La silloge poetica “La logica del cuore”, dell’intensa autrice Emilia Testa, con i suoi versi guida il lettore fra le mille possibili vie del cuore, della mente e dell’anima: solo la luce delle emozioni può condurre l’essere umano: dalla selva oscura… a rivedere le stelle.

  • La voce verticale

    La poesia è un bisogno universale, com’è universale il bisogno di scoprire sfumature inedite dei sentimenti, per dare più profondità a quelli che ci portiamo dentro. Questo volume di Walter Siti – nato da una serie di 52 articoli scritti per “la Repubblica” nel 2014 – è un percorso tra autori e testi di tutti i Paesi e di ogni epoca, raccontati senza timori reverenziali o accademici, alla ricerca di emozioni, ossessioni, paure e virtù che attraversano i secoli e ci appartengono ancora oggi. Dante, Petrarca, Shakespeare, Whitman, Szymborska e molti altri autori in cui qualunque tipo di lettore, anche quello non specializzato, troverà qualcosa che parla di lui.

  • Le poesie

    Descrizione

    Questo volume raccoglie tutte le maggiori opere poetiche “italiane” di Amelia Rosselli: le opere giovanili in italiano, inglese e francese di “Primi scritti” (1980, ma risalenti al periodo tra il 1952 e il 1963); il poemetto “La libellula” (1959); le raccolte “Variazioni belliche” (1963), “Serie ospedaliera” (1969) e “Documento” (1976); il poemetto “Impromptu” (1981). Completano il volume alcuni testi tratti da “Appunti sparsi e persi” e a suo tempo inseriti nell'”Antologia poetica” pubblicata nel 1987.

  • Le stanze inquiete

    Ho scritto questo libro perché non volevo andasse perduto quanto vissuto durante undici lunghi anni alla cassa di un supermercato. Soprattutto non volevo andasse perduta la memoria, seppur minima, di alcune delle persone con cui sono venuta in contatto. Un contatto vero, umano, che è andato oltre i gesti e le parole che il mio angusto ruolo richiedevano. Poi c’erano i foglietti di carta che affollavano le tasche del mio camice e la penna sempre a portata di mano per rispondere alla mia vocazione alla poesia. Ho cercato di andare oltre, di oltrepassare l’arida meccanicità che il mio lavoro in sé richiedeva, ho alzato lo sguardo dai numeri del display per incontrare gli occhi di chi mi stava davanti. Ho cercato di vedere le persone così come sono, con le loro debolezze e le loro grandezze e di affidarmi al fatto che non sapevo altro di chi mi stava di fronte se non che era il mio prossimo, nel senso più ampio e lato del termine. Un essere umano con la sua storia invisibile, una persona cui dovevo rispetto, attenzione e gentilezza cosi che quei pochi istanti in cui eravamo in relazione si aprissero a un tempo altro. Ho cercato di ‘scoprire tra la polvere quotidiana il granello di purezza che c’è’, è ancora Simone Weil, anche se non sempre ho trovato la purezza, forse perché si esprime solo a sprazzi, in attimi che pure esistono e quando arrivano illuminano il tempo, ne levigano il senso.

  • Panni al vento

    Come i panni al vento, le parole e i versi danzano tra le raffiche della poesia. La vita piena, la passione, l’emozione di essere nel mondo permeano la silloge, le cui poesie partono spesso dalle piccole cose del mondo, da sentimenti semplici ma inebrianti e nutrienti. Anche le cadute nella cupezza e nella malinconia trovano subito un riscatto nel senso di grandezza di quello che significa esistere come essere umano in connessione con tutti gli altri, in un continuo immergersi in se stessi per riscoprire le profondità del proprio Io e poi uscirne arricchiti e completi.

  • Paradiso perduto

    Poema che si propone la «giustificazione all’uomo delle azioni del Signore», Paradiso perduto usa la forma drammatica per dimostrare che Adamo ed Eva furono puniti perché peccarono, scegliendo deliberatamente il Male. Uniti nella colpa e nell’implacabile sentenza divina, furono cacciati dall’Eden sulla terra: un luogo ignoto nel quale sono destinati a vivere nell’infelicità. Pur nella drammaticità del tema, le pagine del Paradiso perduto vivono di delicatissime sfumature e di un senso idillico e musicale che ne fanno ancora oggi un’opera di straordinario fascino. Con un saggio di T. S. Eliot.

  • Poesie antirughe

    Descrizione

    Sorridere è un esercizio del viso e dello spirito, minimo e, in entrambi i casi, salutare e cosmetico. Farlo di giorni inventati; di amori che, come cani, riportano piccioni raccolti per strada; di calzini appaiati, smarriti se lasciati da soli; di abiti che se interrogati, rispondono; di una nonna che fa la rana e di una vagina che si dà nomi. Farlo sull’amore, sulla parola futuro, sulla fine del mondo. Un mondo con meno rughe che, a ben vedere, è lo stesso che abitiamo. Poesia divertita, incantata, agguerrita, femminile, pop, che fa compagnia come le piccole verità.

  • Poesie da non so dove

    Descrizione

    In questo libro sono raccolte alcune poesie a verso libero dotate di uno stile contemporaneo, semplice e unico nel suo genere, in grado di suscitare forti emozioni e immagini astratte anche nelle interpretazioni del reale. Scritte in un decennio, abbracciano gli umori più diversi dell’autrice, che ha cercato di catturare sentimenti e punti di vista nelle circostanze più disparate attraverso l’uso dei versi, i quali lasciati liberi dalle forme metriche tradizionali, riescono a superare quel muro di tecnicismo spesso caratteristico del mondo poetico anche recente, per arrivare direttamente al contenuto e alla forza dell’espressione. Suddivise in cinque sezioni, offrono un quadro caratterizzato spesso da immagini oniriche che lasciano al lettore la libertà più assoluta nella lettura e nella comprensione dei versi. L’ultima di queste sezioni è Sehnsucht, termine in lingua tedesca che sta ad indicare il costante anelito che porta l’essere umano a non accontentarsi mai di ciò che raggiunge o possiede, generando in questo modo una dipendenza verso un desiderio che non si potrà mai raggiungere.

  • Ritorno a Planaval

    Descrizione

    In questo libro, scritto in un ampio arco di tempo che va dal 1993 al 2001, Stefano Del Bianco riflette tra le cose e i luoghi della sua realtà quotidiana. “Ritorno a Planaval” è in un certo senso il diario lirico, la registrazione dei movimenti anche minimi di uomo – il poeta stesso – che si osserva esistere.