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  • Il maestro dentro

    Mario Tagliarti è un maestro, a questo lavoro è arrivato un po’ per caso, un po’ per passione, un po’ per amore. Quando negli anni Ottanta arriva a Torino, vince un concorso pubblico e si presenta a scuola per il suo primo giorno da maestro. La direttrice lo guarda, quasi scrutandolo, e poi dice “Che ne pensa del Ferrante Aporti, il carcere minorile della città?” Comincia così la storia di Mario, il maestro che accompagna sui banchi centinaia di ragazzi che tra quelle mura scontano la loro pena. Il suo è un mondo sconosciuto a chi sta fuori, un mondo di sconfitte e rabbia, ma anche di sorrisi, vittorie e persone che ti cambiano la vita.

  • Il miniaturista

    In un freddo giorno di autunno del 1686 la diciottenne Nella Oortman arriva ad Amsterdam per iniziare una nuova vita, come moglie di un ricco mercante, Johannes Brandt. La casa in cui giunge Nella, benché splendente, non sembra essere accogliente nei suoi confronti: Johannes è freddo con lei, anche sessualmente, sempre preso dalle sue attività commerciali, oppure chiuso nel suo studio. Così Nella rimane sola con la sorella di suo marito, Marin, che non sembra gradire la nuova e giovane presenza, guarda Nella con sospetto ma nasconde una seconda vita, dietro l’apparenza dell’istitutrice. Il mondo di Nella cambia quando Johannes le fa un dono di nozze: una miniatura perfetta della casa in cui vivono.

  • Il signore delle anime

    “Dopo essere stato nelle sue mani, dottore, nessuno può più affermare di essere padrone della propria anima” dirà un giorno a Dario Asfar il ricchissimo finanziere Wardes, affidandosi ancora una volta alle cure di quel medico ambiguo quanto fascinoso. A Parigi c’è chi lo accusa di sfruttare la credulità del prossimo. Eppure, nella sua sala d’aspetto continuano a fare la fila le signore della buona società, ansiose di sottoporsi al suo ” metodo ” una sorta di psicoanalisi annacquata a uso mondano – per guarire da mali molto spesso immaginari. Del resto, se il dottor Asfar è riuscito a diventare ricco e celebre, è proprio perché, nel momento in cui stava per arrendersi alla miseria e all’emarginazione, ha capito che “queste malattie nervose, queste turbe psichiche, queste inspiegabili fobie, che di certo nessun dottore saprebbe guarire, rappresentano un campo di ampio, illimitato successo “. Certo, è dovuto scendere a compromessi talvolta ignobili con la propria coscienza; e ha finito – lui, il “meteco”, il “medicastro” malvestito, che, giunto da uno di quei porti dell’Oriente che formicolano di commerci di ogni genere, sognava di trovare in Occidente il proprio riscatto – per non tirarsi indietro di fronte a nessuna richiesta, neanche la più scellerata. Non poteva, e non solo perché aveva una moglie e un figlio da mantenere: ma perché era anche lui un “lupo affamato”…

  • Rosso Istanbul

    Una sera, un affermato regista turco, che vive a Roma da alcuni anni, prende in gran fretta un aereo per Istanbul, la città dov’è nato e cresciuto. L’improvviso ritorno a casa scatena una serie di ricordi che sembravano sopiti: oltre alla madre affascinante ed elegantissima, il padre, misteriosamente scomparso per dieci anni (in Italia?), e altrettanto misteriosamente ricomparso; le zie zitelle, assetate di vita e di Martini, e i loro giovani amanti; e poi i fratelli, la fedele cuoca. E un amore, un amore perduto. Ma mai dimenticato. Stanza dopo stanza, i ricordi diventano più reali e la Istanbul della sua infanzia e adolescenza sembra riprendere forma. Ma con il passato il protagonista dovrà anche fare i conti. A questa storia se ne intreccia, imprevedibilmente, un’altra. Perché sullo stesso aereo Roma-Istanbul c’è, insieme al marito e a una coppia di amici, una donna. Il loro è un viaggio d’affari e di piacere, per festeggiare un evento importante. Finché accade qualcosa, e il loro futuro cambia direzione. Tra caffè e hammam, amori irrisolti e tradimenti svelati, melanconia e voluttà, il regista e la donna si sfiorano e, alla fine, si incontrano. Proprio come in un film di Ozpetek. Solo che stavolta è lui – forse – il protagonista.