“Romeo e Giulietta” – Ti amo da morire

Io non desidero che quel che ho.

La mia voglia di dare è come il mare,
sconfinata, e profondo come il mare
è l’amor mio: più ne concedo a te,
più ne possiedo io stessa,
perché infiniti sono l’una e l’altro
”.

 

William Shakespeare “Romeo e Giulietta”, Atto II, Scena II.

 

Nell’apprestarmi a iniziare questa rubrica ho compiuto brevi sondaggi tra amici, conoscenti, parenti, domandando quale fosse la storia d’amore più famosa di tutti i tempi. Come mi aspettavo, la grande maggioranza ha risposto “Romeo e Giulietta” (seguito a ruota da attesi e meno attesi).

La vicenda notissima della tragedia Shakespeariana dissemina sospiri da generazioni, raccoglie fiumi di lacrime senza discriminazioni anagrafiche, ispira amori infelici e una sterminata produzione artistica che ha regalato al mondo opere cinematografiche (dall’indimenticabile versione del 1968 di Zeffirelli  all’allucinata  trasposizione di Baz Luhrmann), opere musicali (senza scordare il musical West side story), sculture, dipinti, fumetti.

Ma cosa rende questa storia d’amore un vero e proprio mito?

Lungi dal cercare risposte assolute, credo che l’opera di Shakespeare sia il paradigma del colpo di fulmine, emblema di un amore assoluto, immediato, romantico e passionale, nonché ricambiato e portato sino alle estreme conseguenze.

Davvero fa riflettere che ancora oggi, evidentemente, siamo alla ricerca di un sentimento tanto puro, nobile, altruista da esser disposto a sacrificare tutto in cambio di un attimo di felicità con l’altro.

In fondo, credo che il notissimo e tragico epilogo non sia il vero motivo di tanto successo, ma piuttosto il semplice e al contempo incredibile inizio: due giovani, bellissimi ragazzi si conoscono per caso e con uno scambio di sguardi e poche frasi scocca la scintilla. Nessuna complicazione, nessuna difesa o sospetto, nessun secondo fine, una passione sbocciata senza alcuna conoscenza della vita, delle carenze possibili quanto probabili, dell’altro.

La storia inizia e si conclude in tre giorni: nessuno spazio alla scoperta dei difetti o delle incompatibilità di carattere, di vita, che potrebbe affrontare qualunque coppia. Nessuna crisi del settimo anno, niente crollo fisico di mezza età, nemmeno il tempo di superare la prima sindrome premestruale di Giulietta (che comunque, avendo 12 anni, probabilmente non aveva ancora questo problema). Tutto è cristallizzato nell’istante perfetto dell’innamoramento per eccellenza, quel primo amore che non si scorda mai.

Qualche accorto potrebbe obiettare qui che Romeo sino a poche ore prima del fatidico incontro con Giulietta si struggeva per quella Rosalina che chissà, forse ricambiava pure Romeo e ignara di tutto si è fatta scivolare tra le dita un uomo che, si può dire tutto, ma di sicuro sapeva esser generoso (dote niente affatto scontata). Ammettendo che Romeo fosse un po’ una banderuola, riconosciamo che,  per quanto coinvolto con un’altra, non era certo quel diffusissimo tipo d’uomo che sguazzava felice con il piede in due scarpe in attesa di chissà quali illuminazioni: colpito dall’infatuazione, Romeo compie subito la sua scelta senza troppe elucubrazioni  mentali e questo, davvero, non può che renderlo ancora più amato da tutte noi, che prima o poi siam passate da quella storia che ci ha viste giorni e giorni in attesa che lui decidesse di lasciare l’altra e alla fine è rimasto con lei e tanti saluti ai sospiri e alle promesse (oppure è tornato da noi, salvo lasciarci per un’altra come già aveva fatto con la povera ex).

Venendo poi alla trama della tragedia, a voler essere sinceri, ci sarebbe da obiettare che la mala sorte si è proprio accanita, e anche questo di sicuro ha fatto breccia nel cuore di molti lettori.

Osservo che, oggi, un simile epilogo non si sarebbe mai verificato, perché, come diceva una vecchia e famosa pubblicità ormai fuori palinsesto “una telefonata ti salva la vita”: Giulietta alla peggio avrebbe mandato un sms  a Romeo che non si sarebbe avvelenato credendola morta, evitando così anche il suicidio di Giulietta.

In ogni caso, obiezioni di trama a parte, l’amore impossibile e sfortunato che è disposto a tutto pur di trionfare, ahimè, ci colpisce sempre. Molto spesso ci innamoriamo proprio della persona che non fa per noi, sapendo che sarà tutto complicato, e non sempre siamo totalmente inconsapevoli di  quel che ci aspetta. Sfidare la sorte, sentirci eroi romantici e osteggiati dal fato, ci fa desiderare ancor di più quello che una volta ottenuto non è sempre all’altezza delle aspettative. Eppure non riusciamo a farne a meno, perché in fondo, anche quando cresciamo e non siamo più adolescenti in attesa del primo amore, desideriamo più di ogni altra cosa essere amati, totalmente, contro ogni logica, ogni difficoltà.

Credo che sia questa speranza a farci amare tanto Romeo e Giulietta, quel desiderio di vivere, almeno una volta nella vita, la sensazione di completezza e assolutezza che ci fa provare un amore del genere. Per quell’amore crediamo di essere pronti a sacrificare tutto. Ma siamo sicuri di esserne capaci, di essere così disposti a metterci in gioco? Siamo davvero convinti di pretendere dall’altro una dedizione e devozione che, nel tempo, saremo capaci di ricambiare? La prova del tempo non ha sfidato i due sfortunati amanti di Verona, ma incombe inesorabile sulle nostre storie d’amore. Se anche fossimo davvero capaci di amare così, senza compromessi, cosa che non darei per scontata in questa generazione dove la felicità e la realizzazione personale sono spesso al primo posto nella scala dei valori, affrontare in due ogni giorno potrebbe incrinare anche una passione nata sotto i più potenti auspici. Con inevitabile delusione e sospiri di fronte all’amore perfetto di Romeo e Giulietta.

E voi, cosa ne pensate? Avete mai vissuto un amore così?

di Nicoletta Scano