Quando è giusto distribuire traduzioni non autorizzate?

Ayman Fadel di Balagh Translations ha preso in considerazione le traduzioni in arabo di libri popolar scientifici; lui ha trovato, tra le altre cose, molte traduzioni non autorizzate di Carl Sagan in giro per il web. Si chiede:

Possiamo dire che la traduzione non autorizzata è una buona cosa?

Così come Fadel ha detto in una mail successiva, la questione non è propriamente quella delle traduzioni non autorizzate (potrei anche trascrivere tutte le opere di Lev Tolstoj nella mia camera da pranzo senza creare disagi a nessuno), quanto piuttosto la diffusione non autorizzata di traduzioni a loro volta non autorizzate – in violazione del copyright.

Certamente, in un mondo in cui le risorse fossero equamente distribuite, le traduzioni non autorizzate non potrebbero mai andare bene. Non vorremmo un qualsiasi traduttore che di sua iniziativa si appassioni al libro di Taher Sharkawy, عن الذي يربي حجرا في بيته – A proposito di quel tale che tira un sasso a casa sua (ndr. vincitore del Premio per il miglior romanzo alla Fiera del Libro del Cairo), lo traduca in Inglese (o in islandese o turco o danese), lo pubblichi e lo distribuisca senza il preventivo consenso dell’autore, senza la sua supervisione e senza riconoscergli un soldo.

Ma cosa ne sarebbe, per esempio, della traduzione in arabo di libri scientifici, che sono così carenti? Fadel ha scritto in una email:

Alla fine dei conti, credo sia moralmente giustificabile, purchè vi sia del valore nell’opera oggetto di traduzione e quest’ultima, così come la sua distribuzione, garantiscano il mantenimento della qualità dell’opera originale. Per i libri popolari ad oggetto scientifico, nell’epoca in cui le questioni tecnologiche ed ecologige dovrebbero dominare le preoccupazioni del pubblico, vedo questi libri allo stesso modo in cui vedo i farmaci generici. Così come non è corretto per una grande casa farmaceutica vietare all’India o al Brasile di produrre medicine salva vita ad un prezzo che il pubblico possa permettersi, non è giusto che la Routledge possa negare alle persone l’accesso alla conoscenza.

Dopo aver detto questo, ciò non significa che le istituzioni, così come i governi nazionali, la Lega Araba, l’UNESCO e altri non possano istituire un meccanismo dove gli autori, i traduttori e gli editori possano ricevere un compenso. Non sono così esperto di editoria per poter dire come questo possa funzionare.

Dr. Nagla Rizk, e altri rappresentanti del movimento Access to Knowledge (A2K) hanno sollevato simili questioni: Non è etico tenere la parte non benestante del mondo lontana dalla conoscenza, specialmente in quei casi in cui il costo per accedere ai giornali scientifici è così esorbitante

E ancora — e Dr. Rizk non potrebbe che concordare, credo — il diritto morale sull’opera di qualcuno che questa non venga manipolata o peggiorata resta supremo.

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Articolo tradotto dall’inglese da Diego Manzetti, in collaborazione con il blog Arabic Literature: originale disponibile al link: http://arablit.wordpress.com/2013/02/08/when-is-it-okay-to-distribute-unauthorized-translations/