Quello che noi non siamo

Quello che noi non siamo di Gianni Biondillo

Libro vincitore del Premio Bagutta 2024
Gianni Biondillo ci regala un racconto corale di uomini e donne che presero coscienza del crollo delle false ideologie e che decisero di schierarsi nel nome della Resistenza e della libertà, spesso pagandone le conseguenze.

Ci fu una generazione di architetti che credette nel fascismo perché si illudeva fosse una rivoluzione, come quella artistica che propugnavano: il razionalismo. Combatterono una guerra ad armi impari contro l’accademismo, centralista e romano, senza rendersi conto che mentre Mussolini li ammansiva, li lodava, in realtà sosteneva un’architettura retorica ben più consona alle sue megalomanie. Milano fu la fucina di queste tensioni artistiche che guardavano all’Europa come a una liberazione dall’asfissiante passatismo provinciale del resto della nazione. Venivano da tutta Italia: irredentisti istriani come Pagano, maestri comacini come Terragni, napoletani inquieti come Persico. E poi tutti gli altri, figli del Politecnico: Figini, Pollini, Bottoni, Banfi, Belgiojoso, Peressutti, Rogers… Nelle trattorie, nei salotti, alle vernici, incrociavano poeti, galleristi, critici, artisti, e di anno in anno l’adesione al regime si faceva sempre più labile, sempre più critica. Ci pensò la Storia a fare il resto: dalle leggi razziali alla disfatta di Russia, fino al cataclisma dell’8 settembre 1943. Gianni Biondillo racconta, in un romanzo corale, la storia di uomini e donne che presero coscienza del crollo delle false ideologie e che decisero di schierarsi nel nome della Resistenza e della libertà, spesso pagandone le conseguenze: carcerazioni, torture, campi di concentramento. Il ritratto profondo di un’epoca, che ci somiglia più di quanto vogliamo ammettere.

———————————————————————-

Gianni Biondillo è il vincitore del 98/o premio Bagutta con Quello che noi non siamo, sugli architetti e il fascismo

Quello che noi non siamo, la storia degli architetti milanesi sotto il fascismo scritta da Gianni Biondillo e pubblicata da Guanda, è il libro vincitore del 98/o premio Bagutta, il più antico riconoscimento letterario italiano.

Lo ha deciso la giuria del premio milanese, presieduta da Isabella Bossi Fedrigotti.

Biondillo è noto ai lettori soprattutto per la fortunata serie dei romanzi noir con protagonista l’ispettore Ferraro.

In questo caso, però, l’autore si è ricordato della sua laurea al Politecnico di Milano per mettere in scena il mondo degli architetti durante il ventennio. Un’epoca in cui la parola archistar ancora non esisteva, ma il concetto certamente sì; e all’ombra della Madonnina si muovevano personaggi come Giuseppe Pagano, Piero Bottoni o i mitici quattro fondatori dello studio Bbpr. Un gruppo di professionisti di enorme spessore, che all’inizio furono diversamente affascinati dal modello fascista, ma poi gradualmente se ne distaccarono. “Rileggere la storia del ventennio attraverso i suoi architetti e gli edifici che propugnavano e costruivano consente uno sguardo nuovo, che la giuria – si legge in una nota – ha particolarmente apprezzato”.
Il premio per l’opera prima è andato invece alla vicentina Giulia Scomazzon, autrice di ‘La paura ferisce come un coltello arrugginito, edito da Nottetempo’; un coraggioso memoir in cui la scrittrice ricostruisce le dolorose fasi che negli anni Novanta hanno portato alla morte della madre, tra le prime vittime dell’AIDS.
Il premio verrà assegnato il 4 febbraio in una cena a inviti nella sede di via De Grassi messa a disposizione da Francesco Micheli, storico sostenitore del Bagutta.