Qui non piove più

Qui non piove più – Storia di un producer

Un percorso ricco di creatività, una voce fuori dal coro quando il coro cantava tutt’altra canzone.

Figlio d’arte, nonché uno degli artisti più acclamati della nuova generazione, Sick Luke, pseudonimo di Luca Barker, ci racconta come è arrivato a essere uno dei producer più influenti, di successo e ricercati della nuova scena musicale. In questo libro ci svelerà i ricordi di un’infanzia travagliata, da quando, bambino, partì con il padre per vivere negli States a quando tornò in Italia, dove pubblicò, ancora diciannovenne, il suo primo mixtape instrumental, avviandosi sulla strada che l’avrebbe portato all’incontro decisivo con la Dark Polo Gang. Aneddoti e retroscena della vita tortuosa di uno dei produttori più geniali della nostra epoca, che dopo tanta fatica è riuscito a dominare le classifiche nazionali e mondiali.

Dal Corriere online:

«È giusto che le persone sappiano da dove vengo». Sick Luke a 28 anni è un produttore multiplatino, richiestissimo da rapper e non, e ha contribuito a plasmare la trap in Italia. Ma ha anche una vicenda personale tortuosa e complicata che ha deciso di raccontare in un libro, «Qui non piove più. Storia di un producer», edito da Cairo (testi della giornalista e autrice Marta Blumi Tripodi, 240 pagine, 16,50 euro), per mostrare che «si può diventare qualcuno anche partendo da una situazione drastica».

La sua situazione drastica include, fra le altre cose, un’infanzia passata con il papà (Duke Montana, rapper di culto della primissima scena italiana) e il nonno fra Inghilterra e America, la madre biologica che lo abbandona per poi ricomparire molti anni dopo trascinando la famiglia in tribunale («mia madre è Shira, la compagna di mio padre, ci sono cose più forti dei legami di sangue», dice Luke), innumerevoli traslochi a Roma fra seminterrati e sistemazioni di fortuna in una costante precarietà economica e abitativa. «Quando sento i rapper che vengono dalle case popolari, penso “avercela una casa popolare”», commenta Luke, all’anagrafe Luca Antonio Barker. Incoraggiato dal padre, inizia a lavorare ai suoi beat fin da piccolo. Appena adolescente, come dj, apre i concerti di Fabri Fibra e del Wu-Tang Clan. La svolta arriva producendo la Dark Polo Gang, poi tutti lo vogliono: con il successo arrivano i soldi e, finalmente, una casa.

Oggi Luke dice di essere più interessato «alle esperienze che alle cose materiali» anche se, ammette, «il Rolex me lo sono fatto, per non guardare più l’ora nel cellulare». Con la compagna Marina aspetta un figlio, Teseo, di cui parla in continuazione e a cui ha dedicato il libro: «Una volta mi sono visto con Sfera Ebbasta per lavorare, ma dato che anche lui è appena diventato padre, abbiamo passato tutto il tempo solo a parlare dei figli». Per Teseo ha aspirazioni precise: «Voglio che diventi un calciatore, non sono il tipo che gli dirà di studiare. In Italia non insegnano il valore dei soldi e molti miei amici che hanno studiato sono ancora in difficoltà. Non vedo l’ora che cresca perché sia fiero di raccontare la sua storia. Spero che sia più facile della mia, come una piramide a cui lui è in cima».