Raul Montanari legge Poe

Raul Montanari

Questa sera, è il quindici dicembre, è davvero difficile trovare un buco! Finalmente riesco a infilarmi in un caseggiato ove un cinese si affaccenda ad ammassare quante più auto possibili in un maxi-garage. E’ un vero prestigiatore del parcheggio, questo cinese; gli lascio le chiavi e non ho neppure il tempo per temere di non ritrovare più la mia auto. San Lorenzo, zona porta Ticinese, è – a parer mio – insieme a Brera, la zona più stimolante di Milano, anche dal punto di vista estetico. Il teatro delle colonne, tra la sagoma illuminata della basilica e il colonnato dal quale prende il nome, è davvero in un ottimo contesto.

Prendo posto, la scena è spoglia: un tavolino, una sedia, un bicchiere d’acqua. Sto per partecipare a “Edgar Allan Poe. La vertigine perfetta” di Raul Montanari, la “lezione-reading dopo il bicentenario della nascita del più pop fra gli scrittori dell’800”.

Si tratta di una “lezione” creativa dello scrittore lombardo, che, come premette, è nato nello stesso giorno di Poe, il 19 gennaio. E Bergamo, città natale di Montanari, come regge il confronto con la Boston di Poe?

Un cenno alla dimensione straordinariamente pop dell’artista americano (che compare in una copertina dei Beatles, in una canzone di Lou Reed, e non soltanto), poi seguono le note biografiche narrate in modo originale e non accademico. Riporto quella che maggiormente mi ha colpito. La figura della donna, nella  vita di Poe, è principalmente ‘mancanza’: rimase orfano a due anni, ben presto perse anche la madre adottiva, poi fu la volta della moglie (una cugina sposata quando lei aveva soltanto tredici anni) che si spense per la tubercolosi. Toccanti le descrizioni delle morti in povertà della moglie e della sua, raffrontata a quella di Oscar Wilde, e avvenuta nel “delirium tremens”.

Sarebbe bello ripercorrere tutta la colta e appassionata ‘lezione’ del maestro Raul, che riconduce l’arte di Poe a una straordinaria sintesi tra neoclassicismo e romanticismo. La piccola platea segue senza fiatare la sua istrionica, coinvolgente e a tratti ironica descrizione del Poe narratore. Dalla quale emerge che Poe è stato l’antesignana di almeno quattro ‘generi letterari’: la détective story (con l’illustre precedente dell’Edipo Re di Sofocle!), il noir, l’horror e il racconto-saggio (“Il genio della perversione”). Passando per un super-gotico quale “La caduta della casa Usher”

Quando, con un timbro di voce inquietante e proveniente dal profondo, Raul legge (rectius: ‘recita’), sorreggendo la memoria con alcuni fogli, due splendide poesie di Edgar Allan Poe (Eldorado, Il corvo), intervallando la versione in lingua originale alla traduzione (sua, di Montanari! Vedasi “Il corvo e altre poesie” di Edgar Allan Poe, traduzione di Raul Montanari, ed. Feltrinelli) lo spirito dello scrittore-poeta americano si materializza tra di noi, come una delle presenze, spiriti o  fantasmi che imperversano nei suoi racconti. E il corvo sembra di vederlo, lì, appollaiato sulla statua di Minerva, al suono di un ossessivo “mai più”.

Non vorrei spezzare l’atmosfera che si è creata. Quando esco da teatro i bistrot e i locali che affollano i dintorni di piazza Vetra si sono animati per la movida milanese. Passo sotto alle luminarie che decorano le vie incise dai binari del tram e, nel mio animo, riecheggia l’ultimo invito che un emozionato Raul Montanari ha rivolto al suo pubblico altrettanto commosso, fermando lo scroscio degli applausi: “Non è necessario rileggerlo. Amatelo, vogliate bene a questo autore sfortunato!”

A chi non c’era: tenete controllate le prossime date e altre eventuali edizioni dell’evento. Da non perdere.

di Bruno Elpis