Regali di Natale – “Bella e Sebastiano” di Cécile Aubry

In un precedente articolo ho parlato di libri “introvabili” negli store. Tra questi – forse suggestionato dall’atmosfera natalizia – devo annoverare anche “Bella e Sebastiano” di Cécile Aubry, un romanzo che negli anni Sessanta fu trasferito sullo schermo in un indimenticabile sceneggiato in bianco e nero, di produzione francese: il cofanetto degli episodi in lingua originale può essere acquistato sul web e rappresenta una bella idea regalo da indirizzare ai più nostalgici, ma anche non, per restituire o far conoscere il fascino vintage di una vicenda ricca di poesia e di amore per la natura.

Ho letto “Bella e Sebastiano” in una vecchia edizione delle edizioni Fabbri e ho riscoperto la storia parallela e convergente del piccolo Sebastiano, partorito in montagna da una straniera e accolto nella famiglia del guardiacaccia Cesare, e di Bella, bianco cucciolo di cane pastore dei Pirenei.

Entrambi vivono la diversità, decretata dal cinismo (“Così Bella venne venduta per tre orologi e una sciarpa di seta”), dall’egoismo (“Acquistata per capriccio, venduta, cambiando di padrone ogni volta che dava fastidio o che offrivano per lei molto denaro, diventò una merce”) e dall’intolleranza (“Ecco Sebastiano!… il Gi-tano!”).

Sulla montagna (“Bella, ascoltando il richiamo delle alte montagne che avevano cullato la sua razza, fuggì verso i rifugi che esse potevano offrirle”) i due si riconoscono (“Nel suo intimo sentiva di avere un legame con quella Bella che correva liberamente per la montagna, fuggendo gli uomini…”), condividono l’amore per la natura (“Quello non è un ragazzo come gli altri. E’ figlio della montagna”) e per la libertà (“Cesare propendeva a credere che Sebastiano dovesse essere allevato come una giovane volpe”), cercano di contrastare l’azione dell’uomo che teme la diversità (“come se Bella, anziché essere un grande cane solitario e forse affamato, fosse diventato un drago, un orco, il male in persona, quello che i santi avevano una volta incatenato”) e che è sempre pronto a combattere chi non si omologa (“L’antico istinto d’uccidere, così radicato nel cuore degli uomini, s’era risvegliato”).

L’intesa tra bambino e cane (“Era come una litania d’amore, di tenerezza e di fiducia”) è talmente forte e bidirezionale (“Doveva salvare Bella ed era solo. Negli altri non aveva fiducia: nessuno l’aveva avvertito” che gli uomini del canile sarebbero venuti a catturare Bella”) da imporsi sui pregiudizi e vincere anche le insidie della montagna (“Perciò bisogna andare nel Grand Défilé! Perché loro ne hanno paura. Tutti.”) e delle sue valanghe.

Buon Natale!

“Nevicò tutta la notte. Poi spuntò il giorno di Natale…”

Bruno Elpis