Riccardo III di William Shakespeare rivisitato da Massimo Ranieri

Sono originali la scenografia e l’interpretazione di Massimo Ranieri del Riccardo III di Shakespeare. Come tutte le tragedie del grande drammaturgo inglese, anche quest’opera assume un significato che va al di là del tempo e dei luoghi. Essa rappresenta il dramma dell’uomo assetato di potere, la sua solitudine, la sua disperazione. Il Riccardo di Ranieri diviene metafora della condizione umana ai  giorni nostri. La scena è popolata da personaggi in smoking o abiti da sera, a sottolineare che la spietata lotta per il potere non è qualcosa che appartenga al passato, ma è attuale e pericolosamente contemporanea.

La deformità di Riccardo riguarda tanto il suo fisico quanto il suo animo spietato e corrotto. Tanto più aumenta la sua solitudine, tanto più cresce la sua malvagità. L’eliminazione fisica di coloro che possano costituire un ostacolo alla sua ascesa diviene per lui una necessitàe una condizione indispensabile alla realizzazione dei suoi piani.

Se il Riccardo shakespeariano si identifica con quella interpretazione solo parzialmente corretta data nel cinquecento del Principe di Machiavelli, il Riccardo di Ranieri è uomo dei  nostri tempi, assetato di potere e senza scrupoli. Egli diviene il mezzo per un’esplicita accusa contro il servilismo e l’opportunismo che si genera intorno a chi il potere lo gestisce a proprio beneficio. Il benessere dello stato dipende in gran parte dalla virtù morale di chi l’amministra. E se ciò era valido ai tempi di Shakespeare, lo è altrettanto ai giorni nostri.

Il sovrano di Ranieri ha una grande abilità affabulatoria. Egli usa la lingua con tale vis espressiva, da persuadere e convincere il suo pubblico,  ha la stessa capacità di manipolazione del demagogo che intende trascinare le folle. Il linguaggio, dunque, assume qui un valore negativo, perché non è il mezzo per raggiungere la verità, quanto piuttosto per mascherarla e mistificarla.

Il mostro Riccardo riacquista una certa umanità solo nel momento in cui si trova di fronte alla morte, sopraffatto dalla paura. Egli diviene l’uomo comune, fragile e inerme, uno come gli altri. Ed è in quel momento che egli  prende coscienza del valore della vita, quella  stessa vita che ha arbitrariamente tolto a chi riteneva suo nemico. E “Il mio regno per un cavallo!”esprime infine il senso di una umanità recuperata.

Due ore di spettacolo interessante, con un’interpretazione spontanea, mai affettata. Una compagnia armoniosamente assortita. Regia di Massimo Ranieri. Musiche di Ennio Morricone.