Ritorno a Brideshead feat Saltburn

Ritorno a Brideshead di Evelyn WaughFeltrinelli – Disponibile dal 26 marzo 2024

Da molti considerato il capolavoro di Evelyn Waugh, Ritorno a Brideshead getta uno sguardo nostalgico e riflessivo sull’epoca dorata che precedette la Seconda guerra mondiale, il canto del cigno di un mondo fondato sul privilegio ma anche su un devastante analfabetismo affettivo. Charles Ryder è studente a Oxford quando conosce Sebastian Flyte: eccentrico, sregolato, umorale, Sebastian è il secondo dei quattro figli di una famiglia nobile, i Marchmain. Poco interessato allo studio e allergico a qualsiasi forma di vita regolare, sceglie Charles come amico e compagno di scorribande, trascinandolo con sé in folli giri in auto e nottate di bagordi. La consacrazione della loro amicizia coincide con l’invito a trascorrere insieme parte delle vacanze a Brideshead, la sontuosa dimora della famiglia Marchmain, nella campagna inglese. È qui che però le prime crepe cominciano ad aprirsi nel rapporto tra i due giovani: il fascino esercitato su Charles da Sebastian è infatti accresciuto ma anche complicato dall’impatto con il mondo da cui quest’ultimo proviene. Una nobile famiglia cattolica popolata di individui feriti e irrisolti, tormentati, incapaci di fare i conti tanto con i propri personali abissi quanto con la fine di un mondo per cui il loro status di superiorità era un dogma inattaccabile. Tutti, in qualche modo, si contendono capricciosamente l’affetto e la lealtà di Charles, ma così facendo accelerano la discesa di Sebastian verso abissi di infelicità e autodistruzione e spingono Charles a prendere coscienza della distanza sociale e spirituale che lo separa da loro.

Il talento di Mr. Ripley di Patricia HighsmithLa nave di Teseo, 2017

Napoli, anni cinquanta. Il giovane e spiantato Tom Ripley sbarca da New York in missione per conto del ricco Mr. Greenleaf. Deve convincere il figlio di lui, Dickie, a ritornare in America. Ma l’incontro con Dickie, un ragazzo bellissimo che dalla vita ha avuto tutto, fa nascere un’idea nella mente di Tom: non potrebbe sostituirsi a lui e vivere una vita senza problemi? È l’inizio di un’avventura insieme terribile e coinvolgente, in cui Patricia Highsmith conduce per mano il lettore nei percorsi mentali di un assassino senza scrupoli, e forse proprio per questo irresistibile.

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Leggi l’articolo «Saltburn», necrofilia e sesso: il film che divide l’Inghilterra a questo link

L’opera diretta da Emerald Fennell è una commedia macabra che remixa all’acido «Ritorno a Brideshead» di Evelyn Waugh con «Il talento di Mr Ripley»

«Murder on the dancefloor…», cantava nel 2001 Sophie Ellis-Bextor: e il brano, inopinatamente, dopo più di vent’anni è balzato di nuovo ai vertici delle classifiche inglesi, con grande sorpresa dell’autrice. Merito di «Saltburn» — cui fa da colonna sonora —, il film di cui in questo momento a Londra tutti parlano e tutti scrivono: uscito a ottobre nei cinema senza neanche troppe fanfare, subito prima di Natale è stato reso disponibile su «Prime» e durante le vacanze è diventato in poco tempo il film più visto in streaming.

Un vero caso, al di là dei suoi meriti cinematografici, discutibili e assai discussi: perché la pellicola diretta da Emerald Fennell, la geniale regista che ha anche dato il volto alla giovane Camilla in «The Crown», ha toccato come un nervo scoperto tutte le ossessioni degli inglesi, dalle dinamiche di classe all’aristocrazia bacata, dall’arrivismo borghese alla mitologia di Oxford, fino alla gioventù bella e dannata.

«Saltburn» è una commedia macabra che remixa all’acido «Ritorno a Brideshead» di Evelyn Waugh con «Il talento di Mr Ripley»: i debiti, in primo luogo con lo scrittore britannico, sono riconosciuti, ma il film gioca le sue carte soprattutto in un crescendo di eccessi, fra atti di necrofilia, scambi di sangue mestruale e ancora peggio, fino al finale choc. A Londra, fra i più giovani, gira su TikTok il meme «per qualsiasi ragione, NON guardatelo coi vostri genitori!». E la critica dello «Spectator» ha ammesso di averlo visto con le dita sugli occhi…

La storia è quella, ambientata nel 2006, di un ragazzo di umili origini (interpretato da Barry Keoghan) che arriva a Oxford — al Brasenose college, la meravigliosa cittadella degli studi sulla scenografica Radcliffe Square, la piazza centrale della città universitaria — e riesce a introdursi nella cerchia dei giovani aristocratici, belli e viziati, che frequentano il college, fino a farsi invitare per l’estate nella loro tenuta in stile Downton Abbey: ma le conseguenze saranno devastanti. Protagonisti sono il nuovo idolo rubacuori Jacob Elordi e una magistrale Rosamund Pike, che impersona l’algida, nobile matriarca e pronuncia la battuta dell’anno, quando al giovane e attonito ospite spiega con volto impassibile che «sai, sono stata lesbica per un periodo, ma alla fine era tutto un po’ troppo umido».

Il film è prima di tutto una satira sociale, ma resta ambiguo: gli aristocratici, alla fine, appaiono vacui ma innocui (e anche un po’ ebeti: passano il tempo a bordo piscina a leggere Harry Potter): la loro ferocia si esprime in atti di violenza verbale (di nuovo Rosamund Pike, a proposito della figlia bulimica: «Sai, dita in gola per dessert») e nella vandalica noncuranza nei rapporti personali, mentre la violenza vera è riservata all’arrampicatore borghese. Ma forse il messaggio è che l’unico modo per liberarsi della presa dell’upper class è (spoiler) ammazzarli tutti.

Anche per questo «Saltburn» è stato giudicato diseguale, improbabile, eccessivo: ma, come ha commentato ironicamente il «Guardian», fa venire voglia di iscriversi a Oxford, perché fa apparire il mondo del privilegio favolosamente divertente (e un critico ha scritto «voglio essere insultato anch’io da Rosamund Pike»). Il suo successo si spiega con l’intramontabile fascinazione degli inglesi per le classi alte (vedi di nuovo Downton Abbey) ma anche con il loro gusto allo stesso tempo punk e dissacrante: il film più divisivo dell’anno, lo hanno definito. Non guardatelo in famiglia.