Ritrovati Appunti di John Milton in una biblioteca

Gli appunti di John Milton sono stati trovati in un libro. Identificati da esperti, questi sono tra i pochi libri noti con annotazioni del celebre autore.

Gli appunti scritti a mano dal poeta e scrittore John Milton, autore del celebre “Paradiso perduto“, sono stati identificati in una copia di un libro conservato in una biblioteca americana. Un curatore dell’Università del Texas ha notato che le annotazioni sui margini del libro “Chronicles” di Raphael Holinshed (1587) sembravano essere nella calligrafia di Milton.

Le foto delle annotazioni sono state inviate al Prof. Jason Scott-Warren dell’Università di Cambridge, che ha confrontato queste note con la scrittura di Milton in due manoscritti sopravvissuti.

Il libro è stato scoperto nella Biblioteca Centrale Burton Barr a Phoenix dal gruppo di storia del libro dell’Arizona, che aveva organizzato la visita di ricercatori per studiare alcuni dei libri nella collezione Alfred Knight.

L’Università di Cambridge ha dichiarato che si tratta di uno dei soli tre libri noti a conservare le annotazioni di lettura di Milton.

Contenuti e significato delle annotazioni

Le annotazioni di Milton nel libro includono la decisione di cancellare un aneddoto osceno riguardante la madre di Guglielmo il Conquistatore, Arlete. Milton ha definito l’aneddoto come “inadatto per una storia” e raccontato “in modo volgare”, dimostrando un certo grado di pruderia. Il Prof. Scott-Warren ha osservato che Milton, noto per essere un nemico della censura della stampa, non era immune alla pruderia personale.

Riconoscimento della calligrafia

Il ricercatore Dr. Aaron Pratt, curatore di libri e manoscritti antichi presso l’Università del Texas, ha notato che la lettera “e” nelle annotazioni a mano libera somigliava allo stile di Milton. Questo dettaglio ha contribuito a confermare l’autenticità delle note come opera del poeta del XVII secolo, che studiò al Christ’s College di Cambridge e fu noto come poeta di politica radicale.

Su John Milton 

John Milton, nato a Londra il 9 dicembre 1608, è uno dei pilastri della letteratura inglese, noto soprattutto per il suo epico poema “Paradiso perduto“. La sua opera ha esercitato un’influenza significativa non solo nel campo letterario ma anche in quello politico e sociale, attraverso il suo impegno attivo nelle questioni civili e religiose del suo tempo.

Figlio di un compositore e di una famiglia devota alla religione protestante, Milton ricevette un’educazione eccellente che includeva studi classici e moderni presso il Christ’s College di Cambridge. Si distinse per il suo precoce talento poetico e per la sua padronanza di lingue come il latino, il greco e l’ebraico. Dopo Cambridge, intraprese un viaggio in Europa che ampliò ulteriormente il suo orizzonte culturale, permettendogli di incontrare figure eminenti come Galileo Galilei.

Tornato in Inghilterra, Milton si immerse nelle turbolenze politiche del tempo, schierandosi con i Puritani contro la monarchia di Carlo I. Durante la guerra civile inglese, lavorò come segretario per gli affari esteri sotto il governo di Oliver Cromwell. In questo periodo scrisse vari trattati in difesa della repubblica e della libertà di stampa, tra cui “Areopagitica“, in cui argomentava contro la censura.

La sua maggiore realizzazione letteraria, “Paradiso perduto“, venne pubblicata nel 1667, dopo che aveva perso la vista. Quest’opera, che racconta la caduta di Adamo ed Eva e la loro espulsione dal Giardino dell’Eden, è celebrata per la sua ricca lingua e la sua complessa struttura simbolica. Milton vi esplora temi come la libertà, il peccato, la redenzione e il destino umano, utilizzando il verso epico per esaminare le profondità della psicologia umana e la lotta tra il bene e il male.

Milton morì il 8 novembre 1674, ma la sua eredità persiste. Oltre a “Paradiso perduto“, lasciò importanti contributi in poesia, saggistica e drammaturgia, inclusi “Paradiso riconquistato” e “I nemici di Sansone“. La sua opera è studiata, analizzata e apprezzata ancora oggi per la sua profondità intellettuale e la sua potenza estetica.