Saffo la ragazza di Lesbo

Attraverso le scarse fonti, in Saffo la ragazza di LesboSilvia Romani ricostruisce l’esistenza di una delle voci più amate della lirica greca classica.

Migliaia d’anni di naufragi e salvataggi, di letture e di riscritture, e ora Saffo è lí, a un tocco di mano, dove sbattono le vele delle navi, si gonfiano i tessuti leggeri che indossano le sue compagne, e profumano i giardini. Silvia Romani ha scritto un «viaggio sottopelle» verso la prima e la piú grande poetessa della letteratura occidentale e ciò che di lei non muore. Un ritratto che forse alla ragazza di Lesbo sarebbe piaciuto: credeva che non ci fosse niente di piú bello di «ciò che si ama», nemmeno le parate di navi, eserciti e cavalieri. Lei che amava la luna piú del sole, le rose piú di qualsiasi altro fiore e Afrodite sopra ogni cosa.

Saffo è stata una ragazza di Lesbo, una figlia e una madre. Ha diretto cori di giovani coetanee, ha insegnato loro a cantare e a danzare. Forse ha persino sussurrato al riparo delle stanze chiuse i segreti del piacere femminile. Ha educato alla bellezza le signorine bene nella Lesbo della fine del VII secolo a.C. È stata omosessuale, bisessuale, persino un’icona LGBT. Poi ha dichiarato di non voler più vivere, e si è tuffata dalla rupe bianca di Leucade, innamorata perdutamente di un uomo, il barcaiolo Faone. Ha insegnato a generazioni di giovani scrittrici il coraggio di far sentire la propria voce. La sua leggenda, nata quando era ancora in vita, si è nutrita delle ombre e dei vuoti che circondano i frammenti arrivati sino a noi e alimentato una inesauribile fioritura di interpretazioni letterarie e artistiche. In questo volume Silvia Romani accompagna il lettore nelle vie di Lesbo, nei giorni in cui una ragazza di buona famiglia scopre una vocazione e uno straordinario destino. Saffo, la ragazza di Lesbo è un suggestivo, coinvolgente omaggio all’incanto dei suoi versi, fatti di lune metafisiche, notti profumate di rose, nostalgia per la giovinezza che fugge; e alla fascinazione che non smette di esercitare sugli autori e gli artisti d’ogni tempo e paese.

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Nelle ultime pagine dedicate alle note (intitolate “breve portolano”) l’autrice prepara alla lettura: un viaggio avventuroso nei secoli e tra le poesie, per raccontare ancora un personaggio, mitico e storico, quello di una poetessa mai dimenticata e oggi qui, in queste 195 pagine, Saffo, la ragazza di Lesbo.

La casa editrice Einaudi ha proposto a Silvia Romani l’idea di penetrare la figura di Saffo, misteriosa, della quale – come scrive Silvia Romani – si conosce soltanto “quanto ci lasciano intuire i frammenti sopravvissuti al naufragio della letteratura greca e le testimonianze, scarne, degli antichi. Troppo poco e insieme moltissimo”.

Saffo è una ragazza fragile e bruna, con i suoi versi ha parlato d’amore: quello sognato e  quello che la vita riserva. Dopo tanti secoli nulla è cambiato, rimangono la dimensione del sogno e della realtà, e l’amore si manifesta anche con le varianti dell’illusione e dell’inganno.

Ai tempi di Saffo gli dei erano i guardiani, i nemici, i provocatori, i protagonisti dell’amore. “C’è chi dice sia un esercito di cavalieri, c’è chi dice sia un esercito di fanti, c’è chi dice sia una flotta di navi sulla nera terra, la cosa più bella, io invece dico che è ciò che si ama”.

Silvia Romani insegna, alla Statale di Milano, Mitologia, Religioni e Antropologia del mondo classico. Il suo incontro con Saffo, in questo libro, avviene grazie a una gazzetta del marzo 1825 pubblicata in Tasmania con due notizie appaiate: un’asta che tra gli oggetti di poco valore mette in vendita un piccolo ritratto di Saffo, e l’inaugurazione di una scuola per fanciulle con corsi di scrittura, lettura, aritmetica, ricamo: una scuola simile a quella dove – nel VII secolo a.C. – Saffo preparava le sue allieve adolescenti alla danza, a intrecciare fiori, a cantare, alla seduzione, al piacere, a rinunciare alla libertà e alla gioia per diventare sposa e madre e consegnarsi alla vita domestica.

Lesbo, l’isola greca di Saffo, è separata dalla Turchia da un braccio di mare: lì, come ricorda Omero, attorno al 1230 a.C. passarono a vele spiegate 1186 navi che portavano Agamennone e il suo esercito sulle spiagge di fronte ad Ilio per raggiungere Troia e distruggerla, nella famosa guerra raccontata da Omero un secolo prima che Saffo descrivesse la sosta di Agamennone e Menelao a Lesbo e il loro sacrificio a Era sposa di Zeus. Sono secoli di una fulgida civiltà, nella quale gli umani convivevano con divinità benigne e crudeli, con ninfe, eroi e semidei, tra feste, sacrifici, riti e i doni, che i mortali offrivano agli immortali, tra suppliche, degli uni, punizioni degli altri, litigi e ripicche di entrambi.

Nei versi di Saffo si è cercato il canto dell’amore tra donne: “Le ragazze di Saffo conoscevano di sicuro i piaceri dell’amore. Un piccolo pastiche di frammenti riportati in un papiro del III secolo d.C. potrebbe addirittura evocare l’olisbo, un antico dildo o vibratore… C’è persino chi in questa e in altre allusioni ha voluto evocare l’immagine della poetessa come di una maestra del piacere”.
L’omosessualità femminile era allora conosciuta, ne parla Platone, ma era disprezzata.
Saffo ha molto amato nei sui versi e nella vita, si suicidò per amore di un giovane uomo, Faone, concupito anche da Afrodite, gettandosi in mare dall’alto di una rupe.

Per il suo carisma e per le sue complessità Saffo è stata tanto celebrata nel tempo: Anna Maria Ortese la scopre nella traduzione di Quasimodo del 1944 e se ne innamora consegnandola alla Sicilia che ha davvero ospitato la poetessa, a Siracusa; Auguste Rodin la scolpisce nel 1900; il coreografo Didelot le dedica una balletto nel 1797 a Londra; Lawrence Durrell nel 1950 mette in scena il suo Sappho. A play in verse; Marguerite Yourcenar nel 1936 racconta la sua Saffo da circo in Fuochi, che diventa per il teatro Saffo o il volo dell’acrobata con Manuela Kusterman.

Silvia RomaniSaffo, la ragazza di Lesbo, Einaudi, pagg. 208, euro 18,50