Con Soltanto il giorno (Giunti, 2026), romanzo che inaugura la nuova collana Milleluci, Santina Cosetta porta in libreria una vicenda nata dall’incrocio tra memoria familiare e ricerca storica. Al centro del libro c’è Marianna Cosetta, bisnonna dell’autrice, una donna la cui storia è stata ricostruita attraverso documenti d’archivio, registri anagrafici, fotografie e testimonianze raccolte nel corso di anni.
La vicenda prende avvio ad Avola nel 1885. Marianna nasce senza essere desiderata. Il padre sperava in un figlio maschio, mentre la madre rifiuta perfino di guardarla dopo il parto. Tutti la chiamano Cosuzza, «il nome delle donne che restano sole e tirano avanti lo stesso». Nei primi anni cresce accanto a Lisetta, la guaritrice del paese, che conosce le erbe, assiste i malati e custodisce saperi tramandati di generazione in generazione.
Lisetta occupa un posto centrale nei primi anni di Marianna. È la donna che la accoglie, la porta con sé nelle visite ai malati e le insegna ciò che sa fare. Le mostra come usare le erbe, come preparare il cibo e come orientarsi in una realtà in cui una donna dispone di pochi strumenti per difendersi. Da lei Marianna ascolta anche una lezione che ritorna più volte nel romanzo: «Chi sa leggere non si lascia fregare. Chi sa cucinare non rimane da sola».
Il legame tra Marianna e il cibo nasce da una figura realmente esistita. Santina Cosetta ha raccontato che la bisnonna era una cosaruciara, una donna che preparava dolci nelle case del paese e prestava il proprio forno a chi ne era sprovvisto. Nei racconti familiari era ricordata soprattutto attraverso gli odori della sua cucina: cannella, biscotti e impasti che accompagnavano la vita quotidiana della comunità.
Quando Lisetta parte per l’America, Marianna viene mandata a servizio all’Irminio, una masseria nelle campagne ragusane. Il trasferimento segna un passaggio importante della vicenda. La protagonista entra in un ambiente governato da gerarchie rigide, dove il lavoro segue regole consolidate e i rapporti sociali sono definiti dalla posizione economica delle persone. All’interno della masseria, però, la grande cucina diventa il luogo in cui riesce a trovare un primo senso di appartenenza.
L’arrivo dei ricchi nipoti della baronessa cambia gli equilibri della masseria. Marianna entra in contatto con persone che appartengono a un ambiente sociale molto diverso dal suo e da quel momento la sua vita prende una direzione inattesa. Le relazioni che nascono la portano a mettere in discussione il ruolo che gli altri hanno immaginato per lei fin dalla nascita.
L’autrice ha raccontato che tutto è iniziato mentre cercava informazioni sulle origini della propria famiglia. La scrittura di Soltanto il giorno è stata infatti preceduta da un lungo lavoro di ricerca. Proprio nel corso della sua attività di ricerca, Santina Cosetta ha rinvenuto alcuni documenti presso l’anagrafe di Avola. Quelle carte hanno rivelato una realtà diversa da quella tramandata fino ad allora. Marianna era stata abbandonata alla nascita e parte della sua vicenda era rimasta nascosta per generazioni.
«per otto anni, ho cercato Marianna negli archivi, nei registri, nelle fotografie, nelle voci raccolte e salvate da chi aveva attraversato la Sicilia ascoltandola prima che cambiasse per sempre. Ma soprattutto l’ho cercata nelle persone.», ha scritto l’autrice raccontando la genesi del romanzo. La ricerca si è basata anche sulla memoria conservata dai familiari. Padre e zie custodivano ricordi frammentari, episodi tramandati oralmente e versioni differenti degli stessi fatti, materiali che hanno contribuito alla ricostruzione narrativa.
Nel corso di questo lavoro, Cosetta si è accorta che all’interno della memoria familiare l’attenzione si concentrava soprattutto sugli uomini, sui cognomi e sulle opportunità mancate. Marianna, invece, compariva sullo sfondo. L’autrice ha individuato proprio in questa rimozione una delle ragioni che l’hanno spinta a raccontarne la vita.
Un altro elemento che emerge dalle dichiarazioni dell’autrice riguarda il contesto storico. Cosetta descrive la Sicilia rappresentata nel romanzo come una terra attraversata da forti disuguaglianze sociali, ma anche da reti di solidarietà e saperi popolari. Nel libro trovano spazio episodi che richiamano le tensioni tra contadini e potere, la durezza del lavoro agricolo e il ruolo svolto dalle donne nella gestione quotidiana delle famiglie e delle comunità.
Nata a Messina nel 1979 e residente a La Spezia, dove insegna Lettere, Santina Cosetta arriva all’esordio narrativo dopo esperienze professionali legate alla ricerca archeologica, al restauro di materiali cartacei antichi, alla progettazione grafica e alla pittura. Attività diverse che condividono un interesse per la conservazione delle tracce del passato, un aspetto che trova continuità anche nel lavoro svolto per ricostruire la vicenda di Marianna.
Con Soltanto il giorno, la storia della bisnonna dell’autrice diventa così il punto di partenza per riportare alla luce una figura rimasta a lungo ai margini della memoria familiare. Attraverso documenti, testimonianze e invenzione narrativa, il romanzo segue la vita di una donna nata in condizioni difficili e restituisce spazio a una vicenda che rischiava di andare perduta.

