Sostiene Pereira visto da Roberto Faenza

Una magistrale interpretazione di Mastroianni nel film di Roberto Faenza “Sostiene Pereira” rende indimenticabile il protagonista del romanzo di Antonio Tabucchi. Nei panni di un giornalista portoghese di mezza età, flaccido e bolso, solitario e malinconico, che trascorre la sua vita a interrogarsi sulla morte mentre si dedica alla pagina culturale del suo giornale, Mastroianni sembra essere perfetto a rappresentare quella inerzia, quella passività, quasi una morte in vita, che caratterizza il personaggio letterario. Sono le espressioni dell’attore, più che le sue azioni a comunicare allo spettatore ogni mutamento del suo animo, il progressivo cammino verso una presa totale di coscienza che non può più tenerlo lontano dall’impegno civile nella lotta per la libertà. La vicenda, come i dialoghi, è molto fedele al testo, la scenografia, tuttavia, è fin troppo raffinata in quelle parti che ricostruiscono gli interni della casa e della redazione di Pereira. Laddove nel libro aleggia perennemente il puzzo di fritto, nel film non ci si sofferma troppo su questo particolare che tuttavia conferisce un’ulteriore connotazione di umanità al personaggio. Il film, a volte, mostra una tendenza verso un’eleganza estetica un po’ decadente, che nel romanzo può riscontrarsi solo nelle pagine dedicate ai giorni che Pereira trascorre nell’albergo termale per una cura di talassoterapia.

Il dramma interiore di Pereira esplode nel problematico rapporto con il giovane Monteiro Rossi, impegnato contro il regime di Salazar insieme alla sua ragazza Marta. Egli  vorrebbe continuare la sua solita vita all’insegna del disimpegno, ma viene coinvolto e messo di fronte alla realtà dei fatti da eventi sanguinosi. Molto bello il personaggio del medico Cardoso, una sorta di psicologo, sia nel romanzo sia nel film nell’interpretazione di Daniel Auteuil.

Con la sua progressiva presa di coscienza il personaggio di Faenza migliora anche esteticamente. Dimagrito e più scattante, più scaltro e persino più aggressivo è il Pereira delle scene finali, che riesce a prendersi gioco del regime. L’evoluzione non è solo fisica, ma anche morale e in questo senso l’immagine aiuta a trasmettere il messaggio simbolico.

L’unico aspetto penalizzato nel film, rispetto al romanzo, è l’espressione ripetitiva, così determinante “Sostiene Pereira” che nel libro tende ad accentuare l’ambiguità e le incertezze dei tempi e che nella trasposizione cinematografica è affidata a un narratore esterno alla vicenda che compare solo brevemente e a tratti. Come molto giustamente ha rilevato Andrea Bernardelli nel suo articolo “Sostiene Tabucchi” – Modalità narrative e costruzione di mondi tra letteratura e cinema – al narratore forte del testo si oppone il narratore debole del film.

Molto bella la musica di Ennio Morricone.

di Anna Maria Balzano