Strage di delfini in Giappone e “Storia di Irene” di Erri De Luca

Tra gli esseri viventi, il delfino è uno straordinario esempio di intelligenza, di abilità comunicative e di capacità sociali.

Simbolicamente, oltra a essere considerato ben augurale, rappresenta la libertà e la gioia di vivere.

I delfini sono altresì studiati dalla “pet therapy” nel trattamento dell’autismo.

Naturale dunque provare sgomento e sdegno se si leggono articoli che parlano di maltrattamenti nei delfinari e, ancora peggio, di stragi disumane in atto.

La letteratura è ricca di romanzi e racconti che annoverano questi mammiferi come protagonisti.

Accanto alle opere di Sergio Bambaren (“Il delfino”, “Il delfino e le onde della vita”…), che inneggiano alla natura e all’ecologismo come filosofia di vita, segnalo “Dove volano i delfini” di Rorby Ginny, romanzo che accosta una storia di prigionia dei delfini alla vicenda di Buddy, ragazzina dislessica che si identifica in questi splendidi animali.

Naturalmente, in questa riflessione non può mancare un cenno a “Storia di Irene” di Erri De Luca, una parabola che ha per protagonista un’adolescente gravida. Irene – un nome che significa “pace” – vive in un’isola greca, è stata salvata dai delfini (“Ora so che lei sta con i delfini. La portarono a riva da bambina. La nutrirono del loro latte denso e delle alici azzurre. Imparò le onde sonore che ricevo e sono un fruscio di mare dentro la conchiglia dell’orecchio”), non ha rapporti sociali con gli abitanti dell’isola e implicitamente si rivolge allo scrittore perché racconti la sua storia (“Irene chiede se raccolgo pure le storie che non sono ancora un resto. Lei ne porta una nel ventre”) nell’imminenza di una parto che costituisce scandalo per la gente del posto. Il racconto è potentemente simbolico sulla vita prenatale (“L’immensità del mare è sorella maggiore del grembo materno”), sul mistero della nascita (“Nascere in mare è passare da un liquido stretto a uno sconfinato”) e della vita (“Chi erano i suoi. Non lo sa, è stata raccolta sulla spiaggia dopo una burrasca”). Molto poetico e metaforico, nello stile inconfondibile e aforismatico di Erri De Luca.

Bruno Elpis