Luigi Pirandello

Infanzia e formazione

Luigi Pirandello nacque il 28 giugno 1867 nei pressi di Girgenti, l’odierna Agrigento, da Stefano Pirandello, ex garibaldino e amministratore di zolfatare, e da Caterina Ricci-Gramitto, appartenente a una famiglia antiborbonica​​​​. Cresciuto in un ambiente familiare che valorizzava l’istruzione e la cultura, Luigi mostrò fin da giovane una forte propensione per le lettere, nonostante la necessità di acquisire competenze professionali in giurisprudenza per soddisfare le aspettative paterne.

Pirandello iniziò i suoi studi presso l’Università di Palermo e successivamente si trasferì a Roma, dove frequentò i corsi di Luigi Capuana tra il 1887 e il 1889. Capuana, uno dei principali esponenti del verismo, ebbe una notevole influenza sulla formazione letteraria di Pirandello, che in quegli anni si avvicinò alla tradizione regionalistica-verista e sviluppò un interesse personale per la situazione politica siciliana, pur senza prendere una posizione netta​​.

Gli anni in Germania e le prime esperienze letterarie

Nel 1889, Pirandello pubblicò la sua prima raccolta di poesie, “Mal giocondo“, che sancì la sua vocazione letteraria. Tuttavia, in contrasto con le aspettative del padre, decise di laurearsi all’Università di Bonn in Germania, dove nel 1891 conseguì una laurea con una tesi sul dialetto di Girgenti. Questo periodo in Germania fu fondamentale per la sua formazione, permettendogli di leggere autori come Goethe, Chamisso, Schopenhauer e forse Nietzsche, che influenzarono profondamente il suo pensiero​​​​.

Il ritorno a Roma e l’inizio della carriera letteraria

Nel 1892, Pirandello ritornò a Roma e riprese i contatti con l’ambiente letterario verista, opponendosi alla corrente decadente-simbolista. Iniziò a scrivere in prosa, pubblicando una raccolta di novelle, “Amori senza amore“, e diversi romanzi, tra cui “Marta Ajala” (1893, pubblicato solo nel 1901 con il titolo “L’esclusa”) e “Il turno” (1895, pubblicato nel 1902). Durante questo periodo, pubblicò anche saggi come “Arte e coscienza d’oggi” (1893), in cui espresse alcune idee chiave della sua poetica, tra cui il relativismo della conoscenza e la necessità di crearsi illusioni per sopportare una vita altrimenti insensata​​​​.

La crisi economica e familiare

Nel 1903, la vita di Pirandello subì una drastica svolta a causa del tracollo economico provocato dall’allagamento di una zolfara posseduta dal padre. Questa crisi finanziaria fu aggravata dai segni di squilibrio mentale della moglie, Maria Antonietta Portulano, sposata nel 1894, con la quale ebbe tre figli: Stefano, Lietta e Fausto. Questi eventi difficili costrinsero Pirandello a intensificare la sua produzione letteraria per sostenere la famiglia​​​​.

Il fu Mattia Pascal e la consacrazione letteraria

Nel 1904, Pirandello pubblicò “Il fu Mattia Pascal” sulla rivista “Nuova Antologia”, ottenendo un discreto successo e diverse polemiche. Questo romanzo, costruito secondo una tecnica umoristica, segnò una svolta importante nella sua carriera, allontanandosi dai modelli veristici e tardorealistici e avvicinandosi di più alle opere di Laurence Sterne​​. Negli anni successivi, continuò a scrivere romanzi come “Suo marito” (1911, poi rielaborato), “I vecchi e i giovani” (1913) e “Si gira...” (1915, poi pubblicato come “Quaderni di Serafino Gubbio operatore“).

La carriera teatrale

Pirandello iniziò la sua carriera teatrale nel 1910, ma fu dal 1915-16 che si dedicò maggiormente al teatro. In questo periodo, abbandonò progressivamente il regionalismo per esplorare temi come il relativismo della conoscenza e l’umorismo. Tra le sue opere più importanti di questo periodo si annoverano “Così è (se vi pare)” (1917), “Il piacere dell’onestà” (1917) e “Il giuoco delle parti” (1918). Queste opere, caratterizzate da una combinazione di umorismo e grottesco, rivoluzionarono la drammaturgia borghese e realistica, mettendo in discussione le apparenze e le convenzioni sociali​​​​.

Il successo internazionale

Nel 1921, la rappresentazione di “Sei personaggi in cerca d’autore” a Milano segnò un punto di svolta nella carriera di Pirandello, ottenendo un successo straordinario e rivoluzionando il teatro italiano ed europeo. Seguì il successo di “Enrico IV” nel 1922, che consolidò ulteriormente la sua fama internazionale. Pirandello iniziò una serie di tournée in Italia e all’estero, entrando in contatto con alcuni dei più importanti registi stranieri, come Georges Pitoëff e Max Reinhardt​​​​.

Gli ultimi anni

Negli anni ’20 e ’30, Pirandello continuò a produrre opere di grande importanza, tra cui la raccolta “Novelle per un anno” e il romanzo “Uno, nessuno e centomila” (1926). La sua attività teatrale proseguì con la compagnia del Teatro d’Arte di Roma, finanziata dallo stato tra il 1925 e il 1928, anche se verso la fine della sua carriera incontrò difficoltà finanziarie e si trasferì temporaneamente a Berlino​​​​.

Luigi Pirandello morì il 10 dicembre 1936 a Roma, lasciando un’impronta indelebile nella letteratura e nel teatro mondiale, grazie alla sua capacità di esplorare e rappresentare la complessità dell’esperienza umana attraverso un prisma di umorismo e relativismo​​​​.