Terroni di Pino Aprile

Tra i sondaggi che ci vengono propinati praticamente ogni giorno dai mass-media, quelli riguardanti la situazione dell’istruzione nel meridione delineano un quadro più o meno di questo genere:  al costante incremento di studenti che non riescono a portare a termine neppure il ciclo della scuola dell’obbligo fa da ovvio riscontro la diminuzione delle lauree.

Nel suo “Terroni” (Piemme Editore – 303 pagine – 13 €) il giornalista pugliese Pino Aprile, però, mostra di pensarla diversamente.

In realtà, nonostante dall’Unita’ d’Italia in poi proprio dal sud vengano molte delle migliori idee, l’autore verifica e dimostra il perdurare di obsoleti ma sempre odiosi pregiudizi.
L’autore non è affatto tenero nei confronti della politica, tanto meno quella dell’attuale governo,fornisce una descrizione coraggiosa, nonché documentata, di quello che gli italiani hanno fatto a se stessi.
E cita qualche esempio.
Le autostrade? Nel civilizzato nord sono a pagamento, nell’assistenziale e arretrato sud (in particolare in Sicilia), invece, a percorrenza gratuita.

Ma è proprio così o, in realtà, non si tratta che dell’ennesima  “trappola assistenziale”, mediante la quale altre, e molto più importanti, rivendicazioni
sociali ed economiche vengono tenute alla catena?
Viene consumata una rapina da un malvivente meridionale al settentrione? Giù tutti a sacramentare contro l’esportazione della delinquenza nel civilizzato nord, l’espandersi del cancro della camorra, della mafia, della ‘ndrangheta.
Accade l’esatto contrario? Ecco plotoni di sociologi pronti a interrogarsi in tv e sulla carta stampata circa le motivazioni che possono indurre anche un uomo onesto a delinquere: la pessima congiuntura economica, il declino dei valori familiari, la mancanza di idonee strutture sociali…
La scuola? Pessima al sud; ancora accettabile, nonostante il generale degrado, al nord.

Ma forse non si tiene conto che la stragrande maggioranza degli insegnanti, anche ad Aosta o a Bolzano, viene proprio dalle regioni meridionali,dove è costretta a trasferirsi per sfuggire in qualche modo alla tagliola di un sempre più pesante precariato.
La conclusione è che, purtroppo, sarà sempre così, almeno finché una classe politica senza più solidi riferimenti ideologici, continuerà a tenersi
abbarbicata al potere col vecchio (e sporco) gioco del “divide et impera”.
L’unica risposta, il superamento dei reciproci pregiudizi e l’avvio di una azione comune, determinata e convinta, per restituire dignità a un Paese che pure di dignità, fino a pochi anni fa, ne ha avuta sempre da vendere.

di Enza Iozzia