Tina Modotti e la sua rivoluzione

Si conclude oggi a Verona la mostra dedicata a Tina Modotti e al suo lavoro di fotografa e donna impegnata in prima linea nella vita come nell’arte.
La Retrospettiva ospitata nel Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri ripercorre, attraverso l’esposizione di scatti per lo più risalenti al periodo messicano, la crescita e l’evoluzione umana e professionale di questa artista multiforme.
Giunta in Messico nell’estate del 1923 con il suo compagno di vita e di lavoro Edward Weston Tina, grazie agli insegnamenti del noto fotografo statunitense, ottiene i suoi primi risultati, arrivando a esporre le sue opere al Palacio de Minerìa di Città del Messico. Rivelandosi da subito un’allieva prodigio, Tina manifesta uno stile e una tecnica del tutto personali rispetto agli insegnamenti di Weston, dai cui scatti si differenzia proprio per la visione più “umana” e meno estetica della realtà, e di questo si rese conto lo stesso maestro.

Io e Tina esponiamo per la prima volta insieme in una mostra pubblica, sono molto orgoglioso della mia cara apprendista. […] Le sue fotografie non perdono nulla, al confronto con le mie, esse sono la sua diretta espressione.” (The Daybooks of Edward Weston, 1° novembre 1924)

Dopo le prime rappresentazioni di oggetti, nature morte e particolari architettonici, Tina si fa testimone della società del suo tempo, occhio e voce della lotta di classe: i suoi soggetti privilegiati diventano contadini, operai, donne e bambini. La fotografia è per Tina strumento e fine del suo impegno politico (nel 1927 entra nel Partito comunista messicano): denuncia le condizioni di vita dei più poveri, ne documenta – con scatti diretti e dall’estrema chiarezza compositiva – il movimento e la tensione verso il cambiamento. Tina si avvicina sempre di più al Messico post-rivoluzionario del muralista Diego Rivera e di Frida Kahlo, quella stessa terra che aveva accolto artisti e intellettuali da tutto il mondo, lasciando ad essi lo spazio per esprimersi liberamente, diventando officina prolifica e straordinario modello culturale e artistico.
Le sue foto escono su giornali come El Machete e riviste come Mexican Folkways.
Sono di questi anni gli scatti più significativi, quali la serie propagandistica che ritrae la falce, il martello, la pannocchia e il sombrero, nonché i campesinos in marcia, la miseria dei villaggi e le mani dei lavoratori. I conflitti e i contrasti dell’umanità di quella terra diventano l’oggetto centrale e preferito del suo nuovo sguardo sul mondo.
…accetto il tragico conflitto tra la vita che cambia continuamente e la forma che la fissa immutabile.”

E’ proprio nella redazione de El Machete che Tina incontra il rifugiato cubano Julio Antonio Mella, con cui intreccia una intensa storia d’amore che si concluderà però tragicamente con la morte del giovane nella notte del 10 gennaio 1929, quando fu assassinato in circostanze rimaste oscure. Fatta oggetto di indagini a senso unico contro di lei e di una campagna scandalistica volta a screditarla come donna e come artista, la Modotti pagherà in prima persona le conseguenze di quella morte. Vennero pubblicati alcuni scatti dell’ex compagno Weston, in cui Tina è ritratta nuda: sono foto risalenti ai primi anni in cui la coppia si era trasferita in Messico e presenti nella mostra degli Scavi Scaligeri.

La morte di Mella, oltre al fango che le fu buttato addosso, rappresentò per la Modotti la fine di un’epoca. La delusione scaturita dalle menzogne intorno all’assassinio del militante cubano (attribuita al dittatore Machado, mandante dell’omicidio politico) e dallo smarrimento che la travolse dopo questa perdita, accompagnarono Tina per il resto dei suoi giorni: dall’espulsione ordinata dal Governo messicano, dopo le accuse di complicità nell’attentato al presidente Pascal Ortiz Rubio, sino alla sua morte.
Rientrata in Messico dopo dieci anni trascorsi tra Berlino, Mosca – dove aveva lavorato per il Soccorso Rosso Internazionale – e la Spagna della guerra civile, Tina non riuscirà più a trovare l’ispirazione e la forza di un tempo, neppure attraverso la fotografia che tanto aveva amato.
Le foto che la ritraggono al suo rientro in Messico rivelano infatti un volto privo della luce e della straordinaria vitalità dei suoi primi ritratti, firmati Edward Weston.
Sento che ci deve essere qualcosa per me, ma non l’ho ancora trovato. E nel frattempo passano i giorni e io passo notti insonni chiedendomi e richiedendomi da che parte andare e da dove cominciare. Ho iniziato a uscire con la macchina fotografica ma nada. […] Forse voglio fare l’impossibile e così non faccio nulla. E tuttavia devo decidere presto cosa fare.” (Lettera a Edward Weston – Berlino, 23 maggio 1930).

Nonostante le avverse vicende che accompagnarono il suo destino, Tina Modotti – partita a soli 16 anni da Udine, per raggiungere il padre e la sorella a San Francisco (1913) – è un esempio di emancipazione, forza e coraggio e non solo di seduzione e femminilità. Modella, attrice a Hollywood e fotografa, dopo gli anni di estrema povertà della sua infanzia, Tina, grazie alle sue doti creative e allo slancio vitale che da sempre la caratterizzarono nell’arte come nella vita, riuscì a trovare il proprio spazio e a pretendere per sé i risultati e i riconoscimenti che meritava. Non si sottrasse mai all’impegno, non accettò di estraniarsi dalla realtà che la circondava, cercando le modalità per tradurre nell’arte la sua visione del mondo. Abbracciando così un concetto di arte aperta a tutti – come profetizzato e realizzato da Diego Rivera e dagli altri muralisti – la fotografia diventa per lei strumento di lotta e consapevolezza. Il riscatto sociale è possibile anche attraverso la creatività nelle sue molteplici espressioni, perché l’arte è reale e della realtà deve farsi specchio e consacrazione.

Così le sue foto, dopo quasi un secolo, ci parlano ancora: sono attuali e fedeli, vive e intense come se fossero colte dal nostro stesso sguardo.
Tina Modotti, attraverso i decenni e i cambiamenti, ci racconta una realtà che ancora esiste, fatta di contraddizioni e divisioni, povertà e voglia di cambiamento. Il significato di questi scatti è nei volti e nelle mani dei suoi soggetti, ma anche nelle forme e nelle ombre che essi si lasciano dietro. La mostra Retrospettiva, realizzata da Cinemazero e sapientemente curata da Riccardo Costantini, ha saputo mettere in evidenza la forza creativa e l’umana complessità di questa donna straordinaria.

Da leggere: Vita, arte e rivoluzione, Lettere a Edward Weston (1922-1931) di Tina Modotti, a cura di Valentina Agostinis (Edizioni Abscondita 2008)

Link della mostra: https://scaviscaligeri.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=45016

di Lucilla Parisi