Un racconto di Giuliano Pugolotti, l’uomo dei deserti

In un recente articolo della rubrica “Fatti e libri” ho accostato l’impresa di Giuliano Pugolotti – che ha attraversato in solitaria il deserto dei tartari  – all’omonimo capolavoro di Dino Buzzati.
Quale soddisfazione vedermi recapitare dal mio editore (Ciesse Edizioni) il messaggio che Giuliano mi ha inviato!
Una circostanza, su tutte, mi ha commosso: sono dunque il destinatario di uno scritto nel quale vibrano solitudine e avventura, esperienza e paure, gioia e fatica, tempesta e sabbia…
Io che il deserto l’ho visto da turista.
Io che del deserto ho un’esperienza puramente intellettuale.
Io che il deserto l’ho vissuto emozionalmente nelle righe del “Piccolo Principe”.
Io che il deserto l’ho attraversato soltanto con le foto, pur bellissime, di National Geographic.
Proprio per tutti questi motivi, il messaggio giunto è un regalo prezioso, da condividere… perché è un pregiato ensemble di riflessioni vibranti che “l’uomo dei deserti” ha trascritto su un foglio di carta, per comunicare a chi lo leggerà la magia di un rapporto essenziale… in un racconto-poesia che è uno scrigno di emozioni.
Pubblico pertanto “Dieci anni con il sole negli occhi” come ideale prosecuzione del precedente intervento, attingendo dalla viva voce dell’interessato il senso di una profondità che si può percepire nel silenzio, nella disperazione, così come nella felice immedesimazione con la natura.

Bruno Elpis 

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Dieci anni con il sole negli occhi.

Sono passati uno, due, tre…dieci anni volati via in corse interminabili con il sole negli occhi.
Per me le corse estreme non sono mai state solo montagne di chilometri, litri di sudore o ore di orologio.
Sono invece state un modo di vivere dove ogni volta ho appoggiato tutto ciò che ho nell’ultimo agglomerato abitato di un luogo sperduto.
È lì che lascio ogni volta tutta la mia vita come fosse un pacco sulla soglia di casa.
Sì, tutta la vita di tutti i giorni, fuori ad aspettare e da riprendere al ritorno.
Nel deserto non conta da dove vieni cosa fai e quanti soldi hai.
Lì conta solo chi sei veramente.
Senza ma e senza se.
E così mi vengono in mente le notti passate con il cono di luce della frontale tremolante concentrato per capire quanto fosse profondo quel buio o le tempeste interminabili attaccato alla vita più che al gps e alla direzione da seguire.
Fa paura il mostro di sabbia quando è agitato e lo guardi diritto negli occhi.
Fa paura e basta.
Altre volte nelle giornate di calma apparente l’ho chiamato Monsieur le Desert.
Il Signor deserto.
Non gli ho mai dato del tu.
Nei momenti di maggiore confidenza al massimo del lei.
Quante volte l’ho maledetto.
Quante volte l’ho ringraziato.
Quante volte ho pensato che essere lì nel mezzo del nulla fosse una vera follia.
Quante volte invece ho detto wow.
Quante volte ho pensato di essere sul punto di non ritorno.
Quante volte mi sono detto lì ritornerò.
Quanto volte mi sono contraddetto.
Quante volte.
Eppure ringrazio la corsa per tutta la vita che mi ha permesso di scoprire proprio là dove la vita non c’è.
Nei deserti ho pianto di gioia e pianto lacrime vere di dolore.
Sono caduto e mi sono rialzato.
E lì ho imparato che il deserto non si lascia prendere e neanche conquistare.
È lui che conquista te.

Giuliano Pugolotti