William Silvestri e la scrittura creativa spiegata ai ragazzi

Scuola e Letteratura sanno incontrarsi in modi imprevedibili. Un esempio? Lo scrittore William Silvestri della Watson Edizioni e la sua collaborazione con la Prof. Laura Ferrante nel corso di scrittura creativa “Scrivere è contaminazione”.
Durante l’anno scolastico gli alunni della III B del Liceo Scientifico di Villa Sora di Frascati (Roma) si sono cimentati nella composizione di un racconto guidati da un “vero” scrittore; i risultati sono stati sorprendenti e, sperando che l’iniziativa diventi “contagiosa”, abbiamo rivolto qualche domanda all’autore, che ringraziamo per la disponibilità.

1) Un corso di scrittura creativa a ragazzi del liceo. Come è nata questa bellissima impresa?

Potrei dirti che l’idea è nata per caso, ma come sai Jung e tanti altri ci hanno spiegato che il caso non esiste. Lo scorso autunno, poco dopo l’inizio delle scuole, mi contattò Laura Ferrante qualificandosi come docente d’italiano di un liceo alle porte di Roma. Aveva letto sul mio vecchio blog che in passato mi ero occupato di organizzare laboratori nelle scuole, così mi chiese la disponibilità a realizzare un corso di scrittura creativa per i suoi studenti. Le feci notare che, malgrado il mio editore sia romano, vivo in provincia di Verona da diversi anni, perciò pensavo che la cosa sarebbe finita lì. Invece, dopo un secondo contatto, varammo una formula che (credo) in Italia non si è mai vista: un corso che ha accompagnato i ragazzi per tutta la durata dell’anno scolastico mediante dispense ed esercitazioni preparate da me e sessioni “live” tenute dall’insegnante. Addirittura con l’obiettivo finale di pubblicare un vero libro che raccolga i racconti partoriti dalle mie giovani menti!

2) Come è stato strutturato il corso? Sono state utilizzate le moderne tecnologie o si trattava del tradizionale “scrivere un racconto”?

Dovendo per la prima volta preparare un programma che durasse nove mesi, mi sono fatto prendere la mano: la versione originale di Scrivere è contaminazione si articolava infatti in 5 parti. L’insegnante tuttavia mi spiegò che le cosiddette ore sperimentali (cioè quelle che avrebbe potuto dedicare al corso) erano limitate, quindi abbiamo dovuto ridurre il tutto a tre sezioni che, in fondo, rispecchiano un po’ il mio modo di concepire la scrittura: una prima parte (“Quello che ti serve è là fuori”) dedicata alla cattura degli stimoli esterni come input del processo creativo; un’altra (“Quello che ti manca è dentro di te”) che verte sul disseppellire le pepite d’oro del nostro vissuto come idee da rielaborare per raccontare una storia; infine l’ultima e più tecnica “Scrivere narrativa” che si è focalizzata sull’erogazione degli strumenti del mestiere con la finalità dello scrivere il racconto che nei mesi prossimi pubblicheremo.

E sì, abbiamo fatto ampio uso della tecnologia, anche perché “Villa Sora” da questo punto di vista è un istituto all’avanguardia. In particolare, non potendo avere io un contatto diretto con gli alunni in quanto minori, abbiamo utilizzato un software chiamato Quip per lo scambio delle informazioni, con la “povera” professoressa a fare da collante e spesso anche da imbuto.

3) I ragazzi come hanno accolto e reagito alle tue lezioni?

Beh, non ero lì con loro e immagino che all’inizio ci sia stata la curiosità di sapere chi fosse questo tizio che inviava le lezioni. So per certo, perché i feedback della Ferrante sono sempre stati puntuali, che qualche alunno mi immaginava come una sorta di Leopardi ricurvo sui libri. In ogni caso l’accoglienza è stata buona, specie quando i ragazzi hanno ricevuto le schede di valutazione dopo i primi esercizi rendendosi quindi conto che si faceva sul serio. E poi c’è stata la fantastica esperienza in aula lo scorso 7 dicembre, quando sono stato a Roma per la fiera Più Libri Più Liberi. Rispondere alle loro domande, ascoltare tutti quei “grazie”, ricevere abbracci e dare il cinque a destra e a manca sono tutti indizi che mi hanno convinto di aver fatto la scelta giusta.

4) Qual è la ricchezza che è nata da questo incontro?

Con loro sono stato chiaro dall’inizio dicendo che non li avrei trasformati nei nuovi Eco e nelle nuove Maraini, ma avrei fatto di tutto per trasmettere il mio amore per la scrittura. E devo dire, oggi, che ci sono riuscito. Se questo è stato il mio principale contributo, al di là che ora scrivono meglio rispetto a settembre, l’esperienza è stata arricchente anche per me perché ho trovato risposta alla domanda che più o meno tutti mi hanno posto riguardo al corso: chi te lo fa fare? La risposta è inclusa nella prefazione che ho scritto per la raccolta, ma posso sintetizzarla così: credo che l’esempio educhi più di ogni altra cosa, e i giovani hanno bisogno di credere che nel mondo ci siano ancora persone disposte a donarsi senza alcun tornaconto.

5) E per il futuro?

Mi piacerebbe avere l’occasione di proseguire il percorso iniziato quest’anno col terzo scientifico, magari rispolverando le tematiche rimaste fuori dal corso come la poesia. Ma non è in mio potere decidere se riproporre l’esperienza, vedremo. Quel che so è che in quella classe ci sono alunne e alunni nati per scrivere e, se vorranno, continuerò a seguirli anche dopo la pubblicazione della raccolta, ad esempio segnalando quando ci sono dei concorsi o aiutandoli a preparare una lettera di presentazione da inviare alle case editrici. Non ti sto parlando di raccomandazioni, per capirci, ma di una mano perché possano districarsi in un oceano pieno di squali come quello dell’editoria.