Tutte le mattine di Sybil di Virginia Evans

Nel romanzo d’esordio di Virginia Evans, "Tutte le mattine di Sybil", la protagonista Sybil Van Antwerp, settantatreenne del Maryland, ricostruisce la sua vita attraverso una fitta corrispondenza. Tra lettere indirizzate a familiari, amici e scrittori, il lettore scopre un’esistenza segnata da gioie e dolori, tra cui la perdita del figlio Gilbert. Ambientato in un decennio, il romanzo esplora il potere delle parole e la ricerca delle origini, mentre Sybil affronta la minaccia di perdere la vista. Un viaggio epistolare che invita a riflettere sulla possibilità di cambiamento e sulla ricostruzione delle relazioni.
Copertina di Tutte le mattine di Sybil di Virginia Evans

Genere: Narrativa moderna e contemporanea
Autore: Virginia Evans
Traduttore: Giuseppina Oneto

Editore: Rizzoli
Collana: Scala stranieri
Data di pubblicazione: 23/06/2026
ISBN: 9788817188708
Pagine: 372

Autore dell’articolo: Redazione i-LIBRI

Tempo di lettura: 6 minuti
Copertina di Tutte le mattine di Sybil di Virginia Evans

Tutte le mattine di Sybil di Virginia Evans

Collana: Scala stranieri

Data di pubblicazione: 23/06/2026

ISBN: 9788817188708

Pagine: 372

Nel romanzo d’esordio di Virginia Evans, "Tutte le mattine di Sybil", la protagonista Sybil Van Antwerp, settantatreenne del Maryland, ricostruisce la sua vita attraverso una fitta corrispondenza. Tra lettere indirizzate a familiari, amici e scrittori, il lettore scopre un’esistenza segnata da gioie e dolori, tra cui la perdita del figlio Gilbert. Ambientato in un decennio, il romanzo esplora il potere delle parole e la ricerca delle origini, mentre Sybil affronta la minaccia di perdere la vista. Un viaggio epistolare che invita a riflettere sulla possibilità di cambiamento e sulla ricostruzione delle relazioni.
Tempo di lettura: 6 minuti

Tutte le mattine di Sybil è il romanzo d’esordio della scrittrice americana Virginia Evans, pubblicato in Italia da Rizzoli nella traduzione di Giuseppina Oneto. Il romanzo arriva nel nostro paese dopo un percorso editoriale iniziato negli Stati Uniti con il titolo The Correspondent, che lo ha visto, tra l’altro, vincitore del Women’s Prize for Fiction 2026 e del PEN/Hemingway Award per il romanzo d’esordio. Il libro affida interamente alle lettere il compito di ricostruire una vita. Al centro c’è Sybil Van Antwerp, settantatreenne del Maryland, ex avvocata, madre, lettrice appassionata e soprattutto instancabile autrice di corrispondenza.

La storia prende avvio nel 2012 e procede per un decennio. Sybil vive sola e conduce un’esistenza appartata, scandita dalla cura del giardino e da un’abitudine che risale ai tempi dell’infanzia. Scrive infatti lettere da quando aveva nove anni e continua a farlo nell’epoca delle email, scegliendo carta e penna e dedicando a questa attività una parte precisa delle proprie giornate. I destinatari cambiano continuamente. Ci sono il fratello Felix, l’amica e cognata Rosalie, i figli, il vicino Theodore Lübeck, Harry, un ragazzo che fatica a trovare il proprio posto nel mondo, e persone conosciute nel corso della propria quotidianità. Nella rete entrano anche scrittori realmente esistiti, fra cui Joan Didion, Ann Patchett e Kazuo Ishiguro.

Attraverso questa corrispondenza il lettore deve ricomporre progressivamente la biografia di Sybil. Virginia Evans rinuncia infatti a una voce narrante che ordini gli avvenimenti dall’esterno o che guidi il lettore in un percorso. Le informazioni arrivano quando diventano necessarie in una lettera, oppure attraverso la risposta di qualcun altro. Il presente finisce così per aprire continuamente passaggi verso il passato.

Emergono la carriera nel diritto, il matrimonio concluso da molti anni e il rapporto non semplice con i figli. Soprattutto emerge la morte di Gilbert, il figlio scomparso a otto anni in un incidente. È un evento lontano nel tempo e ancora centrale nella vita della protagonista. Accanto alle lettere effettivamente spedite ne compaiono altre destinate a una figura che inizialmente rimane nell’ombra e che Sybil non invia. È in questo spazio privato della corrispondenza che il dolore può avvicinarsi gradualmente alle parole.

Anche il futuro, però, comincia a imporre le proprie condizioni. Sybil soffre di una patologia agli occhi che minaccia di privarla della vista. Per una donna che ha costruito una parte fondamentale della propria identità intorno alla lettura e alla scrittura, la prospettiva modifica il rapporto con il tempo e con le persone. Nel frattempo un test del DNA apre una strada verso le sue origini. Sybil è stata adottata da bambina e la ricerca introduce nella sua vita nuove domande proprio mentre lei sembra considerare gran parte della propria storia ormai conclusa.

Evans ha spiegato che l’idea della struttura nacque durante la pandemia dalla lettura di 84, Charing Cross Road di Helene Hanff. Nell’intervista pubblicata dal Women’s Prize ha raccontato di aver voluto riprendere quella struttura, ampliandola e approfondendola per narrare in modo più epico e completo un’intera esistenza. L’obiettivo era quindi partire dall’immediatezza della lettera e allargarne le possibilità fino a farle sostenere il racconto di una vita nella sua interezza.

La scelta non nasce soltanto da un interesse letterario. Evans è cresciuta nel Maryland e ha raccontato di avere sempre scritto lettere, comprese quelle indirizzate agli autori che ammirava. Ann Patchett, una delle scrittrici presenti nel mondo epistolare del romanzo, è diventata nel tempo una sua corrispondente e poi un’amica. Le lettere di Tutte le mattine di Sybil hanno dunque alle spalle una pratica che appartiene anche alla biografia dell’autrice.

La costruzione del libro avvenne durante la pandemia. Evans scrisse le lettere nell’ordine in cui sarebbero apparse, lasciando che la storia prendesse forma nel corso del lavoro; soltanto in seguito intervenne sulla struttura e verificò gli aspetti legati al mondo legale. Come ha spiegato al Women’s Prize, si trattò di un processo organico e soprattutto interiore. In un’altra intervista, rilasciata al Guardian, ha indicato anche Stoner di John Williams come modello della possibilità di trasformare una vita apparentemente ordinaria in materia narrativa.

Dietro l’esordio di Virginia Evans c’è però una storia di scrittura molto più lunga. L’autrice ha cominciato a diciannove anni, mantenendo per anni una routine di due ore al giorno, dalle cinque alle sette del mattino. Prima di The Correspondent aveva completato sette romanzi rimasti inediti e ricevuto moltissimi rifiuti. Nel periodo in cui scriveva il libro lavorava e cresceva i suoi due figli. Durante la pandemia sistemò persino la scrivania in un armadio della casa presa in affitto in North Carolina, dopo aver tolto i vestiti del marito per ricavarsi uno spazio di lavoro.

Il romanzo nacque senza grandi aspettative di pubblicazione. Dopo una lunga serie di tentativi editoriali falliti, Evans lo considerava inizialmente un libro da scrivere soltanto per sé, e proprio questa condizione le avrebbe concesso una libertà insolita. Come ha raccontato in una conversazione con Gilbert Cruz del New York Times Book Review, citata da People, non aveva alcuna intenzione di consegnarlo al proprio agente: pensava di terminarlo e metterlo da parte. Fu invece l’agente a convincerla a tentare la pubblicazione.

C’è poi un elemento biografico più doloroso nella costruzione della storia di Gilbert. Mentre Evans lavorava al romanzo, il figlio di sei anni di amici molto stretti morì. L’esperienza cambiò il modo in cui l’autrice si avvicinò al lutto della protagonista. Evans scelse inoltre di dare a Gilbert otto anni, la stessa età che aveva allora suo figlio Jack. Al Guardian ha spiegato di essersi avvicinata nella scrittura a ciò che maggiormente temeva, cercando così di rappresentare quel dolore con la maggiore precisione possibile.

In Tutte le mattine di Sybil la forma epistolare diventa quindi il meccanismo attraverso il quale passato e presente possono convivere. Le lettere permettono a Sybil di mantenere relazioni a distanza, ma la costringono anche a confrontarsi con ciò che per anni è rimasto irrisolto. Nell’intervista al Women’s Prize, Evans ha spiegato con chiarezza la speranza affidata al romanzo: esiste sempre la possibilità di cambiare e maturare, e anche le relazioni compromesse possono essere ricostruite.

Il successo arrivato dopo anni di rifiuti ha cambiato anche la vita professionale dell’autrice. Tutte le mattine di Sybil è diventato un caso editoriale attraverso il passaparola e per il romanzo è stato annunciato un adattamento cinematografico con Jane Fonda nel ruolo di Sybil. Evans sarà coinvolta come produttrice e, secondo quanto ha raccontato, dovrebbe comparire brevemente nel film. È un approdo singolare per un libro nato in uno spazio domestico ristretto, scritto senza la certezza che qualcuno lo avrebbe letto. Al centro rimane un gesto altrettanto semplice, quello di una donna che prende un foglio e decide a chi rivolgere, ancora una volta, le proprie parole.

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