Premio Strega 2026, vince Michele Mari con I convitati
Luglio 9, 2026
Premio Strega 2026 - Michele Mari vincitore
Premio Strega 2026, vince Michele Mari con I convitati di pietra. Lo scrittore conquista l’80ª edizione con 190 voti su 643, davanti a Matteo Nucci e Bianca Pitzorno. La proclamazione al Campidoglio conclude una finale seguita da polemiche durante lo Strega Tour, ma conferma i favori della vigilia e assegna il riconoscimento al romanzo pubblicato da Einaudi.

Dieci anni dopo la vittoria di Nicola Lagioia con La ferocia e a un anno dal successo di Andrea Bajani, è ancora un romanzo di forte ambizione narrativa a conquistare il riconoscimento più importante della narrativa italiana. Michele Mari si è aggiudicato l’ottantesima edizione del Premio Strega con I convitati di pietra (Einaudi), imponendosi al termine della votazione finale svoltasi mercoledì 8 luglio nella cornice di piazza del Campidoglio, scelta eccezionalmente per celebrare gli ottant’anni del premio.

Il romanzo di Michele Mari ha ottenuto 190 voti sui 643 espressi, pari all’80,4% degli 800 aventi diritto. Alle sue spalle si è classificato Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli), fermo a 152 preferenze. Terzo posto per Bianca Pitzorno con La sonnambula (Bompiani), che ha raccolto 84 voti, seguita da Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi), 78 voti, Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori), 75 voti, ed Elena Rui con Vedove di Camus (L’Orma), che ha chiuso la sestina con 64 voti.

La serata, condotta da Pino Strabioli e Gloria Campaner e trasmessa in diretta su Rai 3, si è conclusa con lo scrutinio pubblico degli ultimi cento voti e con la proclamazione affidata ad Andrea Bajani, vincitore della scorsa edizione. A consegnare il premio è stato Andrea D’Angelo, vicepresidente di Strega Alberti Benevento, davanti ai rappresentanti della Fondazione Bellonci, delle istituzioni e dei partner della manifestazione.

Se il risultato finale ha confermato i pronostici della vigilia, la strada verso la proclamazione è stata accompagnata anche da alcune polemiche nate durante lo Strega Tour, finite per occupare spazio nel dibattito mediatico. L’esito della votazione ha però confermato l’orientamento già emerso nella prima selezione, senza modificare gli equilibri che vedevano Michele Mari tra i favoriti.

La vittoria premia un autore che da decenni occupa una posizione peculiare nella narrativa italiana, riconosciuto per una scrittura colta, ricca di riferimenti letterari e caratterizzata da una forte originalità stilistica. Con I convitati di pietra, Mari propone una storia che unisce costruzione narrativa e riflessione sul tempo, affidandosi a un’idea semplice quanto perturbante.

Tutto prende avvio nell’estate del 1975, quando trenta ex compagni di liceo si ritrovano per una cena a un anno dalla maturità. Da una conversazione nata quasi per gioco scaturisce un patto destinato a durare decenni: ogni anno il gruppo si riunirà nella stessa data, alimentando un fondo comune che verrà infine assegnato agli ultimi tre superstiti. Quella che appare inizialmente come una sfida goliardica finisce però per trasformare lentamente il modo in cui ciascuno osserva gli altri e se stesso. Ogni incontro diventa un momento in cui il trascorrere del tempo, le malattie, gli invecchiamenti e le assenze modificano i rapporti, facendo emergere rivalità, paure e sentimenti rimasti nascosti per anni.

Mari costruisce così un romanzo che riflette sulla memoria condivisa, sulla trasformazione delle amicizie e sull’illusione di poter controllare il destino. Il patto iniziale diventa il dispositivo attraverso cui osservare le metamorfosi individuali e collettive, senza rinunciare all’ironia e a quella prosa ampia e riconoscibile che costituisce da sempre uno dei tratti distintivi della sua scrittura.

La sestina finalista ha offerto quest’anno un panorama particolarmente vario, nel quale convivevano progetti narrativi molto differenti tra loro.

Con Platone. Una storia d’amore, Matteo Nucci ha affrontato una delle figure centrali della cultura occidentale scegliendo di raccontarne non tanto il sistema filosofico quanto la vita concreta. Il suo Platone è un uomo attraversato dall’eros, dalla politica, dall’amicizia e dal fallimento, impegnato nel tentativo di trasformare il pensiero in esperienza vissuta.

Bianca Pitzorno, con La sonnambula, ha invece riportato il lettore nella Sardegna di fine Ottocento attraverso la storia di Ofelia Rossi, una donna che costruisce la propria indipendenza trasformando il dono della preveggenza in un mestiere. Il romanzo intreccia documentazione storica e invenzione narrativa, recuperando figure femminili e vicende rimaste ai margini della memoria collettiva.

Di segno completamente diverso è Lo sbilico di Alcide Pierantozzi, un racconto in prima persona che affronta la malattia psichica senza mediazioni. Il protagonista vive sospeso tra diagnosi, terapie, allucinazioni e tentativi quotidiani di mantenere un equilibrio fragile, trasformando il corpo e il linguaggio nei luoghi principali della propria esperienza.

Teresa Ciabatti, in Donnaregina, prende invece le mosse dagli incontri con Giuseppe Misso, storico esponente della camorra, per costruire un romanzo che progressivamente sposta il proprio centro sulla maternità, sulla vulnerabilità e sulla difficoltà di comprendere davvero le persone che si amano. Più che un libro sulla criminalità organizzata, emerge una riflessione sul rapporto tra genitori e figli e sulla fragilità delle relazioni.

Con Vedove di Camus, Elena Rui ha infine scelto di raccontare Albert Camus da una prospettiva insolita, restituendo voce alle quattro donne che hanno condiviso momenti decisivi della sua vita. Attraverso documenti, lettere e una lunga ricerca d’archivio, il romanzo costruisce un ritratto corale nel quale la figura dello scrittore francese emerge indirettamente, riflessa nelle memorie e nei sentimenti di chi gli è sopravvissuto.

Anche la composizione della giuria conferma l’evoluzione del Premio Strega negli ultimi anni. Gli 800 aventi diritto comprendevano i 460 Amici della domenica, 245 votanti selezionati attraverso 35 Istituti Italiani di Cultura nel mondo, 30 voti collettivi espressi da scuole, università e circoli di lettura delle Biblioteche di Roma e 65 lettori forti provenienti dal mondo delle professioni e dell’imprenditoria. Tra i nuovi Amici della domenica figuravano, tra gli altri, le giornaliste Marianna Aprile, Annalisa Cuzzocrea e Francesca Fagnani, insieme agli scrittori Andrea Canobbio e Dario Voltolini.

Per Michele Mari la vittoria rappresenta ora l’inizio della tradizionale tournée estiva del Premio Strega. Lo Strega Tour farà tappa nei prossimi mesi a Lonato del Garda, Ostia, Villasimius, Cervo, Frascati, Vieste, Ugento, Marciana Marina, Cortina d’Ampezzo, Benevento e Palermo, accompagnando il romanzo vincitore attraverso festival e manifestazioni letterarie in tutta Italia.

L’ottantesima edizione del Premio Strega consegna così al suo albo d’oro un’opera che affronta uno dei temi più universali della letteratura – il tempo che trasforma le persone e i legami – attraverso una costruzione narrativa originale e una scrittura inconfondibile. In una finale caratterizzata da proposte molto diverse per temi, linguaggi e prospettive, I convitati di pietra è riuscito a imporsi come il romanzo che più ha convinto la giuria, confermando Michele Mari tra le voci più autorevoli della narrativa italiana contemporanea.

I link nei testo rinviano ai nostri articoli sulle opere finaliste del Premio Strega 2026.

Luglio 9, 2026
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